Vorrei spiegare perché la critica all’abbigliamento di un personaggio pubblico, come Giorgia Meloni, non è sessista se si muove all’interno dei canoni del dress code istituzionale e della comunicazione non verbale, dinamiche che si applicano storicamente a leader di entrambi i sessi.
Il confine tra critica tecnica e sessismo si basa su tre fattori principali:
1. Il rispetto del dress code istituzionale (Protocollo)
In politica, l’abito è uno strumento di comunicazione e rispetto per le istituzioni. Le critiche su una piega non idonea o sulla scelta di scarpe adatte per giocare a tennis rientrano nel campo del protocollo formale.
I leader politici uomini vengono costantemente giudicati per la lunghezza dei pantaloni, la scelta delle scarpe (ad esempio, mocassini sotto un abito formale), il nodo della cravatta o la giacca sbottonata nei momenti sbagliati. Non abbiamo riso giorni fa per le scarpe di Florsheim regalate da Trump a tutto il suo staff e sulla foto in cui si notava che sono tutte di due taglie più grandi? Non si contesta il taglio dei pantaloni, ma la cura del dettaglio formale richiesto dal ruolo.
2. Focus sull’adeguatezza e non sul corpo
Una cosa è valutare se un pantalone è della lunghezza corretta rispetto alla scarpa o se le scarpe sono formalmente idonee. Riguarda l’oggetto (il vestito) e la sua aderenza alle regole del formalismo.
Diventa sessismo quando il commento scivola sulla conformazione fisica, sull’attrattività sessuale, sull’età o quando si usano stereotipi di genere per sminuire la competenza politica in base all’aspetto.
L’abito è un messaggio politico
I leader politici scelgono (o scelgono di non curare) il proprio abbigliamento per lanciare un messaggio. Allo stesso modo in cui lanciano un messaggio la postura fisica e la mimica facciale. A volte un look più casual o meno perfetto è una scelta deliberata per un certo contesto. Di conseguenza, analizzare se questa scelta sia riuscita o sciatta fa parte del normale dibattito pubblico.
Insomma, valutare un abito di un Capo del Governo è legittima critica di costume e comunicazione politica. Diventa sessismo solo se quel difetto sartoriale viene utilizzato come pretesto per attaccare “il corpo” di quella persona

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