Passano gli anni, Giovanni ed Emma si sono ingrigiti precocemente. Ma non sono solo i loro capelli ad essere ingrigiti, lo è soprattutto il loro animo. Si sono quasi arresi, hanno perso la capacità di reagire, di opporsi, di combattere.
Emma continua a fare l’assistente sociale. Ripara crepe. Raccoglie bambine lasciate sole. Compila relazioni che decidono destini. Torna a casa con l’odore degli uffici addosso e una stanchezza che non era fisica.
Giovanni invece si è ritirato.
Registra lunghissimi vocali nel suo studio. Li chiama ancora podcast, ma non li pubblica. Parla al microfono come si parla a una stanza vuota. A volte, riascoltandosi, abbassa la voce, come se qualcuno potesse sentire.
Per sostenere la famiglia trova dei piccoli lavoretti. È sempre stato bravo a cavarsela nel fare un po’ di tutto e cerca di fare dei lavori da muratore o carpentiere, gli unici lavori di cui al momento si ha bisogno, quelli che negli anni Venti venivano svolti dagli immigrati. Ora gli immigrati non ci sono più.
Podcast di Giovanni, gennaio 2055
La disoccupazione è sempre più alta, soprattutto per i lavori non manuali per i quali è diventato fortissimo il ruolo dell’intelligenza artificiale. Non che non occorrano più le professionalità ma un architetto o un ingegnere impiegano un decimo del tempo, rispetto ad anni prima, per preparare un progetto. E un avvocato, ugualmente, impiega molto meno per preparare una causa, sicché ne basta uno per svolgere il lavoro che prima era svolto da dieci. Anche in medicina gran parte del lavoro è smaltito dall’intelligenza artificiale e il personale medico è necessario più che altro per gli interventi chirurgici perché le diagnosi non le fanno quasi più i medici. D’altra parte, essendo venuti a mancare gli immigrati, si sono liberate possibilità di lavoro in edilizia, in quel po’ che è rimasto di agricoltura ed allevamento, nei servizi alle persone anziane.
Restano le mani. Restano i corpi. Restano i mattoni.
Architetti, ingegneri, medici e avvocati sono tutti uomini.
Nel loro monotono torpore, a causa della sopravvenuta arrendevolezza, Giovanni ed Emma non si rendono conto che qualcosa sta cambiando. Se ne accorgerebbero, se guardassero con più attenzione Max e Mia, ma lo fanno sempre di meno perché il loro senso di colpa glielo impedisce.
Dal giorno del nono compleanno di Mia qualcosa in lei era mutato, e quello stesso giorno Giovanni ed Emma si erano resi conto di aver mollato, che tutta la loro generazione aveva mollato. Avevano smesso di lottare, di scendere in piazza a protestare, si erano lasciati sopraffare dalla paura. E quelle inutili discussioni sul social pirata, che senso avevano? Solo quello di mettersi a posto la coscienza, di dargli l’idea di fare qualcosa. Beh, forse erano servite anche a resistere alle manipolazioni, a differenza di tante altre persone che erano invece fermamente convinte che tutto andasse per il meglio, anche quando decine di bambine venivano tolte a padri inadeguati, era diventato introvabile o carissimo il cibo fresco ed erano scomparsi i prati, sostituiti dalla neve e dal ghiaccio, in inverno, e dalla terra arsa e asciutta, in estate!
Ma quasi quasi invidiavano quelle persone che non avevano resistito alle manipolazioni, di certo erano a posto con le loro coscienze.
Dunque si limitavano a verificare che Max e Mia fossero in salute, che si nutrissero adeguatamente per quel che era possibile, che studiassero e allargassero un po’ i loro orizzonti culturali rispetto all’istruzione scolastica (soprattutto Mia, perché l’istruzione data alle bambine era più limitata), ma non riuscivano più a essere felici tutti insieme anche perché si erano convinti che Max e Mia non avessero stima di loro. Forse affetto, ma non stima.
Ma non era così, perché Max e Mia erano consapevoli di essere stati cresciuti diversamente da molti loro coetanei, portavano con sé le storie raccontate loro dai genitori e dai nonni, avevano fatto tesoro di ogni racconto e si erano anche resi conto che non tutti i loro coetanei avevano ascoltato racconti di quel tipo, specialmente le bambine nate dai graviballi: racconti su com’era la vita una volta, quando i papà non erano superpapà, quando le donne avevano combattuto per i loro diritti, quando esistevano gli autunni e le primavere e i supermercati erano pieni di prodotti freschi e camminando per strada al mattino si sentiva l’odore fragrante del pane appena sfornato.
Avevano ascoltato ogni racconto. Ogni primavera descritta. Ogni diritto perduto. Ogni errore ammesso.
Ed erano entrati entrambi a far parte del gruppo studentesco di protesta, semiclandestino, all’interno del quale quelli che, come loro, avevano ricevuto informazioni più complete, più vere, avevano fatto in modo di condividerle.
Mia era la più piccola ma anche la più appassionata, capace di coinvolgere gli altri (beh, in realtà erano soprattutto altre) con il suo entusiamo, con la sua naturale capacità di comunicare, di trasmettere la sua passione, di convincere.
Podcast di Max, gennaio 2025
Anche noi giovani abbiamo cominciato ad usare la comunicazione clandestina, ma in modo completamente diverso da quello della generazione dei nostri genitori. Negli ultimi anni è nata una grande rete internazionale di giovani che in breve si è data una organizzazione spontanea ma strutturata. Senza conflitti, senza litigate per chi deve prevalere, abbiamo creato una rete libera, democratica, indipendente, basata sulla reale circolarità della comunicazione.
Non è stato difficile, abbiamo solo fatto rinascere quello che era stato lo spirito del web negli anni Novanta del secolo precedente. Un web libero, non i social network del nuovo millennio concentrati nelle mani di alcuni miliardari che li usavano per arricchirsi e manipolare l’informazione, ma un web basato, come una volta, sulle pagine personali o di piccoli gruppi, autonome, non condizionate, non di proprietà di qualcuno. Non un web misogino diffusosi perché, nel produrre interazioni e alimentando algoritmi, ha generato un enorme profitto per i grandi proprietari delle Big Tech.
Quanta importanza hanno avuto gli algoritmi nella diffusione della violenza digitale, da cui deriva quella reale, contro le donne!
Il web libero, la circolarità della comunicazione, era stato uno dei grandi sogni della generazione dei nostri nonni. Ma loro non erano riusciti a difendere questo sogno perché nel giro di pochi decenni il web tutto era finito nelle mani di pochi e ciò aveva portato tante altre grandi e gravi conseguenze: dare alla gente la finta idea di essere protagonisti della comunicazione, poter praticare la diffusione di fake news e la manipolazione tramite troll senza che la gente se ne rendesse conto. Tutto era peggiorato quando i pochi che possedevano i social network erano diventati anche i sostenitori del Presidente Gialloarancio, antidemocratico e misogino (il primo nel frattempo era morto ma gli erano succeduti altri che sembravano suoi cloni). Ma non solo i social network, anche i giornali, i grandi giornali dei premi Pulitzer e del giornalismo d’inchiesta, erano un po’ alla volta stati acquistati dai grandi big della tecnologia e della comunicazione… non gli era costato neanche molto! Negli Anni Venti, l’acquisto del più grande quotidiano del Paese del Presidente Gialloarancio che risiedeva nella Casa Bianca, era costato, al big della comunicazione che l’aveva acquistato, meno dell’intera organizzazione del suo matrimonio nella più famosa città, quella nella laguna, dell’altro continente occidentale. Dunque, la nostra generazione ha creato non un semplice servizio di messaggistica pirata, ma una grande rete che funziona perché è sano lo spirito con cui è nata.
Niente algoritmi proprietari. Niente pubblicità. Niente ranking. Solo circolarità.
Ci hanno insegnato l’inglese per uniformarci. Lo usiamo per coordinarci.
Ci hanno dato l’intelligenza artificiale per controllarci. La usiamo per smascherare le manipolazioni.
Infatti, la loro generazione aveva trascorso tante ore in casa, da soli o con amici ed amiche, ed avendo tanto tempo a disposizione ne avevano fatto buon uso sviluppando grandi competenze informatiche. Non erano interessati a seguire influencer o fare video sciocchi per avere follower come la generazione dei loro genitori ma imparavano a programmare, a realizzare siti web, a studiare come usare al meglio l’intelligenza artificiale per sfuggire al suo condizionamento operato dai governanti e invece piegarla al loro desiderio di trovare fonti vere, importanti, che dessero risposte alla loro necessità di capire perché e come le cose fossero cambiate. Oltre a saper usare bene l’informatica, parlavano tutti perfettamente l’inglese, agevolati in questo dalle richieste del Presidente Gialloarancio che aveva imposto sempre più l’uso dell’inglese ai Paesi Occidentali, cominciando dall’insegnamento scolastico. Un altro paradosso che si ritorceva contro il nuovo Ordine.
Dunque, avevano le abilità necessarie per collaborare alla rinascita del web costruito sulle pagine personali e sui siti invece che sui social network. Pagine e siti accessibili solo a chi faceva parte della rete.
Questa rete era nata nel cuore del desero del Sahara, una zona che solo 30-35 anni prima era tra le più povere del pianeta. Non era più un deserto, anche se quel territorio si chiamava sempre così. Vi erano nate, in pochi anni, prospere città in cui si equilibrava perfettamente la comodità e l’efficienza delle tecnologie con il rispetto per il verde e la natura. L’ex zona desertica era diventata il fulcro del nuovo web e delle aziende tecnologiche, un po’ come nel secolo scorso lo era stata la città degli angeli, nel Paese del Presidente Gialloarancio
Podcast di Giovanni gennaio 2055
La capitale del Sahara, come le altre città nate nell’emisfero australe, nei Paesi poveri di un tempo, è una città giovane governata da giovani e popolata soprattutto da giovani. Giovani uomini e giovani donne lavorano ma mettono anche al mondo figlie e figli; hanno capito che investire sugli asili nido e sul lavoro sia femminile che maschile è importantissimo per la crescita economica e sociale. Lavorare tutte e tutti vuole anche dire poter lavorare meno e disporre di più tempo libero per la famiglia e il tempo libero. Il lavoro, e la ricchezza che ne deriva, è un mezzo e non un fine.
I nuovi governi dei Paesi del Terzo mondo non hanno la necessità di finanziare la spesa per armamenti o gli studi per nuove tecnologie per minacciare la morte, o tantomeno per costruire e mantenere centri di detenzione degli immigrati. Ciò che era successo nel mondo Occidentale era stato molto chiaro. Loro hanno avuta la fortuna di godere di questa grande possibilità, dovuta anche allo sconvolgimento provocato dal cambiamento climatico, e non la sprecheranno.
Nella capitale del Sahara sono giunti anche tanti e tante giovani dall’Occidente, maschi e femmine quasi in pari misura perché ancora quasi tutti della generazione precedente al graviballo. Nativi e native, immigrati e immigrate dall’Occidente lavorano insieme e, lavorando condividendo passione e impegno, si sono anche innamorati fra loro, attratti dalle reciproche differenze. Le nuove coppie sono quasi tutte coppie miste che avranno figli e figlie, nate da gravidanze, che avrebbero avuto le più diverse sfumature del colore della pelle.
Anche Max aveva deciso di partire, spinto dal desiderio di vedere le spighe di grano muoversi al vento, gli alberi di arance che rendevano bellissime le strade della Capitale del Sahara, i piccoli parchi sparsi per la città pieni di giochi per bambini e bambine, posti nell’erba fresca, di cui lui aveva solo un vago ricordo ma che sua sorella Mia non aveva conosciuto. Ma, spinto anche dal desiderio di costruirsi un futuro libero.
Separarsi da Mia era stato doloroso, più che separarsi dai genitori. Mia era una parte di se stesso. Ma era stata proprio lei a convincerlo, con quella maturità che non ci si aspetta in un’adolescente di 14 anni: sarebbero stati sempre in contatto, avevano la rete, avrebbero potuto vedersi, parlarsi, condividere progetti. Avrebbero lavorato e lottato insieme per il nuovo cambiamento.
In realtà non usavano la parola lottare, o parole come battagliare, conquistare… Anche il loro linguaggio era diverso, era un linguaggio di pace che rifiutava le metafore guerresche.
Il desiderio di Max era andare a raccontare cosa stava succedendo lì.
Sì, dopo aver trascorso tanto tempo a vedere il padre produrre i suoi podcast, prima per il pubblico, poi solo per lui e Mia e alla fine solo per se stesso, aveva deciso che era quello che avrebbe voluto fare anche lui: raccontare quel che stava succedendo per chiunque lo avrebbe ascoltato. E avrebbe usato anche i podcast che Giovanni negli ultimi anni aveva prodotto per se stesso, li aveva copiati tutti su una pen drive e li aveva portati con sé. Non lo aveva neanche detto al padre, che ormai era talmente avvilito da non comprenderne l’importanza. Ma un giorno Giovanni lo avrebbe saputo e sarebbe stato orgoglioso di lui, si sarebbe sentito meno inutile, Max ne era sicuro. Però lo aveva detto a Mia che ne era stata felice.
Quando Max partì, con una borsa di studio dell’Università Internazionale del Sahara, Giovanni ed Emma ripensarono ai loro sogni quando stavano partendo per l’Erasmus, ripensarono a quel tempo in cui gli scambi culturali erano stati uno dei sogni della loro generazione. Lo salutarono commossi ma anche consapevoli che stava facendo la scelta giusta. Certo, non pensavano che lui e i suoi coetanei avrebbro potuto cambiare il mondo, ma perlomeno pensavano che lui avrebbe avuto un futuro migliore. Certamente non gli sfuggì che quello era l’ennesimo paradosso: la migrazione dei giovani dell’emisfero boreale verso il Sud del mondo. Una migrazione però ben accolta dai Paesi che li ospitavano: chiunque ne facesse richiesta poteva ottenere la cittadinanza e quindi accedere alle cure mediche, ad abitazioni, ad ogni tipo di servizio. Al Sud avevano bisogno di nuovi punti di vista, nuovi sguardi, energie diverse. La diversità era considerata una ricchezza.
L’Occidente invece stava diventando sempre più un Paese di persone anziane.
Mentre Max si integrava nella Capitale del Sahara e cominciava sia il suo dottorato che la sua partecipazione ancora più attiva al nuovo web, Mia diventava sempre più un importante punto di riferimento per la generazione delle ragazze del graviballo.
Max e Mia si scrivevano o si videochiamavano in continuazione, Max le raccontava della sua nuova vita e Mia gli faceva resoconti precisi di quelli che chiamava incontri di formazione femminista, che conduceva sia dal vivo che online.
«Ciao fratello. Oggi abbiamo superato le trecento partecipanti solo nella nostra città.»
Max sorrise.
«Qui stiamo preparando una conferenza sulla manipolazione algoritmica. Ho usato i podcast di papà.»
Mia rimase in silenzio un secondo.
«Gliel’hai detto?»
«Non ancora.»
Dall’altra parte dello schermo, Giovanni stava inchiodando una mensola. Non sapeva che la sua voce stava attraversando continenti.
«E la tua giornata, Mia, com’è stata?»
«Grandiosa! Vedessi come stanno evolvendosi le ragazze mie coetanee! Basta davvero poco per aiutarle a liberarsi di tutti gli sciocchi stereotipi di cui le hanno nutrite i loro padri misogini! E ancora di più le ragazze cresciute in comunità, supportate da assistenti sociali come mamma.»
«Dove vi incontrate?» Le chiese Max?
«Ci lasciano sempre facilmente organizzare gruppi di studio e conversazione di inglese, come viene ordinato dal Presidente Gialloarancio, e noi in effetti parliamo in inglese… solo che parliamo di ciò di cui desideriamo parlare: di diritti delle donne, di libertà, di autodeterminazione, di narrazioni manipolate. Raccontiamo il mondo com’era, noi che siamo più informate, ed altre raccontano le bugie che sono state loro inculcate. Per sfruttare tutto al massimo, registriamo ogni incontro e lo mettiamo in rete, in modo che poi, la sera, a casa, ognuna di noi guarda gli incontri di altri gruppi e questo moltiplica la diffusione delle informazioni e la crescita della consapevolezza.»
«E mamma e papà come stanno, che fanno?»
«Non ci crederai, ma è come se si stessero risvegliando. Ci stanno dando una gran mano. Mamma racconta le sue battaglie femministe, i successi raggiunti e i passi indietro di cui in un primo momento non avevano compreso la gravità, ci racconta anche della violenza sempre maggiore che le donne avevano cominciato a subire via via che avevano cominciato a conquistare diritti e di come questa violenza venisse sminuita. Sai, dice che l’unica cosa positiva della mia vita e di quella delle mie coetanee è che possiamo camminare libere per strada… lei dice che è un altro paradosso dei grandi cambiamenti, tra tante cose negative la violenza contro le donne è dimunuita.»
«E papà?» chiede curioso Max.
«Papà ci aiuta moltissimo con le fonti, insieme a tanti amici di quel buffo social pirata, che si ostinano a usare. È pazzesco che su Internet ci sia ancora tutto quel che si scriveva e raccontava in passato, ai loro tempi, prima dei cambiamenti. Un po’ perché tutto il materiale esistente su Internet non era stato censurato perché i governanti, nella loro ignoranza, ne avevano sottovalutato l’importanza e avevano creduto che, semplicemente, sarebbe stato dimenticato, e un po’ perché tanti giornalisti e giornaliste, come papà, avevano protetto il loro lavoro. Ognuno di loro aveva conservato il suo e non è stato difficile condividerlo.»
«Che bello Mia, vedrai che riusciremo a tornare indietro, a migliorare le cose.»
«Devo salutarti fratello, vado a cenare in fretta che poi abbiamo una videoconferenza tra le coordinatrici delle scuole cittadine. Stiamo organizzando una videoconferenza nazionale con le coordinatrici di ogni città. Indovina chi è stata proposta per la nostra città?», gli disse con un sorriso furbetto. Ma Max già conosceva la risposta, la sua sorellina era straordinaria.
Podcast di Giovanni, gennaio 2055
La violenza contro le donne è diminuita. La generazione dell’età di mia figlia Mia è ormai adolescente ed è a maggioranza femminile, le femmine sono intorno al 75%.
A causa delle difficoltà di crescita delle figlie da parte dei superpapà single, molte ragazze nate in sacca sono cresciute in comunità, senza affetti familiari ma con un’identità collettiva, e i maschi, ovviamente, sono numericamente minoritari. Dunque diminuisce la competizione tra maschi per trovare delle partner, ciò riduce la pressione di conformarsi a modelli di mascolinità aggressiva e il possesso perde senso in un contesto relazionale meno competitivo.
Non è una conquista morale. È un cambiamento strutturale.
Giovanni aveva detto quelle parole con un tono quasi clinico. Non sapeva che stavano diventando materiale di studio.

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