In un momento in cui è vivacissimo il dibattito sull’unità della sinistra (ma quando non lo è?), o centrosinistra, c’è un’altra divisione importantissima che si sta sempre più esacerbando, cioè quella all’interno del femminismo. La più brutta e triste battaglia che stiamo vivendo. Fatela senza di me, per favore.
Non mi piace parlare di divisioni tra chi ha tanto per cui combattere insieme, trovo anche giusto parlare di femminismi e non di femminismo perché siamo tante, perché il movimento delle donne non è una nicchia, ma si può essere unite anche senza essere d’accordo proprio su tutto, specie se c’è tanto su cui essere d’accordo. Si può cercare di essere capaci di discutere senza spaccarsi su ogni tema, anche quando non si è d’accordo.
Sono tanti i fatti che stanno accadendo in queste ultime settimane negli Usa e che si riflettono da noi. Tanti avvenimenti che colpiscono i diritti in generale e riflettono la frase pronunciata da Trump in campagna elettorale: Proteggerò le donne, che lo vogliano o no.
Fanno seguito a:
- la nascita dei gruppi “Make America Pro-Life Again”, mentre Trump adotta una serie di misure contro l’aborto e la pillola abortiva, tra cui l’ordine esecutivo che reintroduce la cosiddetta “Global gag rule” (o Mexico City Policy). La reintroduzione della “global gag rule” avrà delle importanti conseguenze che vanno ben oltre l’obiettivo di Trump di ridurre il ricorso all’aborto. Molte organizzazioni toccata dagli importanti tagli forniscono anche cure per l’HIV/AIDS, contraccezione d’emergenza e altri servizi sanitari. Ma scopriamo cose come la censura su Instagram di pagine informative sulla pillola del giorno dopo.
- la revisione ordinata dai CDC (Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie) di ricerche mediche su tutte le riviste scientifiche per cancellare i seguenti termini: gender, transgender, Lgbt, transsexual, non binary e altri.
- la negazione del rinnovo del passaporto a persone trans e non binarie.
- la Nasa cancella dal suo sito le donne, l’Esercito e la Marina degli Usa cancellano dai siti l’ingresso delle donne.
- Google elimina le celebrazioni dei Pride Month e Black History Month.
- Trump ha sospeso i programmi di ingresso per i rifugiati e organizzato deportazioni di massa.
- ha attaccato i programmi di diversità, equità ed inclusione (DEI) facendo credere che fossero utilizzati per privilegiare le minoranze invece che per non escluderle. (Ha anche cercato di dare la colpa di un disastro aereo alla ipotetica disabilità del pilota).
- attaccato e deriso il woke e il MeToo (ricordiamo che è stato anche condannato per aver falsificato documenti per nascondere il rapporto con una pornostar).
- prima ancora, vinto le elezioni grazie ad una campagna elettorale misogina e sessista, in primis contro l’avversaria Kamala Harris, che riflette l’ondata planetaria di misoginia di ritorno di questi ultimi anni.
Sono insomma sotto attacco violento, oltre ai diritti delle donne, quelli delle persone LGBT+, dei rifugiati, dei neri, delle minoranze, sia attraverso provvedimenti che episodi, significativi del clima che si respira, tra cui il fermo di uomini e donne solo perché sentiti parlare in spagnolo o il diffondersi di normali cittadini armati che praticano intimidazioni e furti spacciandosi per agenti dell’ICE. Parlo solo di attacchi ai diritti, ovviamente, ma ci sono poi tutti gli altri aspetti della politica interna, estera e commerciale di Trump che spaventano.
E però sono tanti e tante coloro che pensano, ahimè, che se siamo a questa distruzione dei diritti lo dobbiamo a chi ha lottato per alcuni di essi in modo esagerato. La derisione del woke, la bufala del gender l’hanno inventata loro ma ne saremmo responsabili noi che difendiamo diritti, pari opportunità, sostegno agli ultimi, anti discriminazione.
E dunque, in questo enorme coacervo di cattiveria, misoginia, prepotenza ci tocca ascoltare donne felici perché Trump ha fatto in modo di escludere le donne transgender dagli sport femminili. Non nego che sia qualcosa di cui dobbiamo discutere, ma perché non riusciamo a farlo in modo non conflittuale? Non riusciamo a riconoscere semplicemente che si tratta di un tema su cui confrontarci, anche perché è un tema usato soprattutto per dividere e per operare una grande distrazione di massa? Tra l’altro, ci siamo chieste cosa comporta? Test ed esami per tutte le sportive che appaiono (a chi?) con corpi non conformi? E nello sport ce ne sono tante di donne con corpi non conformi. Perché il problema dello sport ci deve portare a negare in toto i diritti delle donne trans (tra l’altro non abbiamo sempre detto che dire ai bambini che sono delle femminuccie è peggio che dire alle bambine di voler fare il maschiaccio? e allora perché questo accanimento contro le donne trans peggiore che verso gli uomini trans?). Infine, penso, almeno siamo tutte d’accordo su questo, che le persone transgender abbiano dei diritti, ben prima dello sport, che sono messi fortemente in discussione.
Dobbiamo buttare via le nostre battaglie comuni, il nostro patrimonio di lotta perché non ci piace l’espressione persone con utero? Se non ci piace non usiamola. Non la uso ma rispetto chi vuole definirsi così perché chi sarei io per dire ad altre persone come devono esprimere se stesse e il loro corpo? Intanto è innegabile che mentre litighiamo su un’espressione, che non siamo obbligate ad usare, lui cancella l’esistenza stessa di queste persone, non solo dallo sport. Possiamo forse dire che non lo abbiamo visto arrivare? I diritti esistono, non tutte e tutti dobbiamo difenderli tutti, ma possiamo accettare, quantomeno, che chiunque possa difendere i propri. Parlando di linguaggio, è un dato di fatto che, opponendoci alle battaglie che non condividiamo, neghiamo anche le nostre, ne legittimiamo anche la possibilità di attaccarle, così come è sotto attacco il diritto che stavamo appena conquistando, di definirci avvocata o sindaca o ingegnera. E non si tratta solo di definizione perché la Nasa, ad esempio, ha cancellato dal suo sito le pagine sulla storia delle donne astronaute. Si cancellano le parole per eliminare le persone.
E poi c’è l’altro grande tema divisivo tra le donne: la gravidanza per altri e (soprattutto) per altre, portato alle estreme conseguenze del conflitto, da noi, con la legge italiana dell’autunno 2024. Premetto il mio pensiero: considero la GPA nella maggior parte dei casi una forma di sfruttamento ma è un tema che ci riporta alla libertà delle donne di decidere per il proprio corpo (e solo dopo possiamo discutere di quanto siano realmente, nei casi specifici, libere di farlo o quanto siano sfruttate perché in condizioni di bisogno o di sopraffazione). Torniamo a quella frase: “proteggerò le donne, che lo vogliano o no“. Ed è tutto lì, decidere per loro, per noi.
Parlare di libertà delle donne sui loro corpi ci porta a riflettere anche su come negare una libertà possa portare a distruggerne altre, a permettere che, lo vogliamo o no, si decida per noi. Cominciamo dall’aborto, siamo tutte d’accordo credo che dobbiamo poter decidere per noi, non voglio che mi si dica che non devo abortire (o dovevo, vista la mia età). Proseguiamo con la procreazione assistita, abbiamo lottato insieme per poter decidere dei nostri ovuli e dei nostri embrioni. E poi c’è la prostituzione: non voglio che si dica che debba essere perseguita una donna che si prostituisce. Considero talmente orribile la prostituzione che non riesco neanche a fare l’esempio su me stessa, ma ho il terrore di quello che potrebbe succedere se si dichiarasse penalmente perseguibile una donna che si prostituisce: quale sarebbe il limite? Ricevere dei soldi? O ricevere solo un regalo? Fino a che punto porterebbe a criminalizzare le donne che scelgono (o subiscono) di prostituirsi, magari anche solo per vendicarsi su di loro?
E c’è un altro tema che riguarda tutti i corpi, di uomini e donne, quello del fine vita. Possiamo accettare che si decida di impedirci di scegliere di porre fine alla nostra vita? riusciamo ad immaginare uno scenario in cui una persona che fallisce un tentativo di suicidio possa essere incarcerata perché aveva disposto fuori norma del proprio corpo?
Se le donne devono essere autodeterminate non si può lottare perché lo siano solo in alcuni casi. Lasciar stabilire che una legge o una norma possa decidere del corpo delle donne al posto di ogni donna del suo corpo può portare a legittimare anche la pratica dell’infibulazione. Non contestiamo noi occidentali, ovviamente giustamente, l’infibulazione? Non siamo vicine alle donne, soprattutto giovanissime, che lottano contro l’imposizione del velo?
E, a proposito di giovanissime e giovani, a me sembra che in questa divisione ci sia anche un fatto generazionale, mi pare che le giovani siano molto più decise a rivendicare la totale libertà di uso del proprio corpo. Poi certo, degli usi che non ci piacciono possiamo discutere, possiamo cercare di non alimentarli con la discussione, il confronto ma non certo definendo come reato universale qualcosa che, peraltro, è consentita in altri Paesi con cui condividiamo tanto. Usando insomma la forza del pensiero e non del creare barriere, in un momento in cui di barriere contro le donne se ne stanno creando tante e non è certo utile anche una barriera fra giovani ed adulte.
Ovunque, le donne stanno tornando indietro, tranne quelle che difendono il patriarcato, si percepisce una nuova fascinazione per la mascolinità tossica, è sempre più messo sotto accusa il concetto di femminicidio, è deriso il valore del consenso, è diventato popolare e giustificato il deridere delle donne. E se la situazione è terribile per donne lo è ancora di più per le minoranze che dobbiamo poter sostenere essendo unite… mentre ascoltiamo lo sferragliare delle catene dei migranti deportati dagli USA.

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