Ci hanno martellato le scatole con questa frase, l’hanno usata per criticare ogni qualvolta si chiedeva un po’ di rispetto. Un po’ di rispetto verso le donne o verso altre categorie discriminate. Quando si chiedeva un linguaggio rispettoso, senza minare alla libertà di parola, chiedevamo solo un po’ di rispetto. Chiedevamo semplicemente di misurare un po’ il sessismo contenuto in discorsi seri come nelle battute. Chiedevamo che questo periodo di opportunità a disposizione delle donne non fosse annullato dalla ‘misoginia libera’.
E ogni volta che protestavamo ci veniva detto: ‘oggi non si può dire più niente’, ma ci veniva detto anche di farci una risata o di pigliarla un po’ con leggerezza.
Adesso invece è arrivato il momento in cui davvero non si può dire più niente nel senso che se lo dici, te lo cancellano. Nel senso che ti impediscono proprio di dire cose.
Un esempio è il post su Facebook consistente nell’immagine qui in alto, che, tradotta in italiano, vuol dire: “Trump ha revocato l’ordine esecutivo 11246. Nel caso non capissi cosa significa, gli appaltatori federali NON possono assumerti perché donna o minoranza. Che *una volta* era illegale.”
Non solo è stato cancellato un diritto ma anche il poterne parlare è stato cancellato da alcuni profili Facebook, incluso quello di una mia amica, perché definito hate speech. È l’effetto della tecnodestra, dell’’autoritarismo unito al controllo dei mezzi di comunicazione. Li ricordate tutti quei maschi allineati dietro Trump alla celebrazione? Musk, Bezos, Altman, Zuckerberg… ecco i risultati già dopo pochi giorni.
In effetti bisogna dire che saremmo anche abituati alle cancellazioni di Facebook dovute ad errori dell’algoritmo ma adesso la cosa parzialmente ci stupisce perché Zuckerberg, da quando pochi giorni fa si è schierato con Trump, ha proclamato che non ci sarebbe stata più nessun fact checking su Facebook né tutela delle minoranze. Come sappiamo ormai si è affermato il pensiero Go Wake Go Broke. Però non avevamo capito bene, perché i due stop di Zuckerberg a quanto pare non includevano solo la fine della censura per realizzare il fact checking ma qualcosa di ancora peggio cioè una censura solo in un senso, una censura politica.
Ancora, leggo stamattina che sono stati oscurati su Instagram i post di produttori di pillole abortive.
E siamo ancora all’inizio.
Eravamo criticate perché gentilmente chiedevamo un linguaggio rispettoso, adesso non possiamo proprio più parlare.
Insomma, ora davvero dobbiamo dire “oggi non si può dire più niente”.

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