Mi sono presa la briga di sbobinare il breve intervento di Valditara oggi alla Camera durante la presentazione della Fondazione fondata da Gino Cecchettin. Eccolo di seguito con un po’ di commenti tra parentesi, in grassetto:
“La visione ideologica è quella che vorrebbe risolvere la questione femminile (non è una questione femminile ma una questione maschile) lottando contro il patriarcato. Massimo Cacciari indubbiamente esagera quando dice che il patriarcato è morto 200 anni fa (non che ritenga importante quel che dice Cacciari, preferisco avere altri riferimenti, ma comunque il suo discorso era relativo semplicemente alla fine di un modello di famiglia ma non della cultura su cui si reggeva), ma certamente il patriarcato come fenomeno giuridico è finito con la riforma del diritto di famiglia del 1975 che ha sostituito alla famiglia fondata sulla gerarchia la famiglia fondata sulla eguaglianza (cosa c’entra il cambiamento legislativo con la permanenza di un vecchio e anacronistico modello culturale?). Poi c’è il tema del femminicidi che allarma sempre di più. (Perché non era dei femminicidi e della violenza che stava parlando?). Se una volta il femminicidio era frutto di una concezione proprietaria in famiglia (una volta in realtà i femminicidi non esistevano, le donne o stavano zitte e/o subivano in silenzio, continuando a subire senza rivendicare la loro libertà), una concezione proprietaria della moglie, oggi sembra più il frutto di una grave immaturità narcisista del maschio che non sa sopportare i no. (E qui dice anche una cosa giusta ma allora ammette che la questione è maschile ed è culturale) La vera battaglia è dunque culturale (sì, riconosce che è culturale) e parte innanzitutto dalla scuola ma non coinvolge solo la scuola. Coinvolge la famiglia, la famiglia in cui occorre che le relazioni siano veramente paritarie, le relazioni siano improntate al rispetto (e dunque cosa è a impedire che le relazioni siano paritarie ed improntate al rispetto se non la permanenza di una cultura patriarcale?) verso il ruolo e il lavoro della donna (le donne, non la donna, ogni volta che sento dire “la donna” mi irrito, come fosse una entità astratta; invece, ad esistere, ad essere concretamente esistenti, sono le donne). Coinvolge la cultura di massa, coinvolge l’uso dei social, coinvolge la stessa pubblicità (cioè coinvolge la cultura patriarcale). Poi ci sono dei rischi nuovi, la diffusione per esempio di pratiche che offendono la dignità della donna e da questo punto di vista deve essere chiaro ad ogni nuovo venuto (qui non si capisce più cosa voglia dire, quali siano queste pratiche e cosa c’entrino con esse i ‘nuovi venuti’), a tutti coloro che vogliono vivere con noi, la portata della nostra Costituzione (beh fa piacere che ogni tanto un membro di questo Governo si ricordi della Costituzione) che non ammette discriminazioni fondate sul sesso. Occorre anche non far finta di non vedere che l’incremento dei fenomeni di violenza sessuale è legato anche a forme di marginalità e di devianza in qualche modo discendenti da una immigrazione illegale. (Ahimè la violenza sessuale come quella fisica è praticata indistintamente da tutte le tipologie di uomini di qualsiasi nazionalità, anche figli di importanti politici e fondatori di movimenti). Non si può accettare la cultura della violenza, non si può accettare la cultura della violenza verbale, della violenza fisica, non si può accettare la cultura dell’insulto e della minaccia, della prepotenza, della mancanza di rispetto verso ogni persona (ma non stavamo parlando di violenza contro le donne? Eccoci arrivati all’annacquamento), che questa persona poi sia simpatica o antipatica, che sia povera o che sia ricca, (Simpatica? Antipatica? Ma a chi? E che ci azzecca? Povera? Ricca? Mi ero persa, e io che pensavo di voler contrastare la violenza contro le donne tutte e non verso quelle simpatiche e povere o antipatiche e ricche…) che sia autoctona o immigrata, che sia eterosessuale o omosessuale, che sia politicamente amica o politicamente avversaria (qui proprio mi sento persa… o ha perso lui del tutto la bussola ma davvero mi sfugge cosa c’entrino le persone avversarie politiche). Dobbiamo proteggere i deboli, dobbiamo proteggere i miti, dobbiamo proteggere i buoni contro la prevaricazione dei violenti e dei prepotenti. (E siamo arrivati al maschile! Mi chiedo se in questo caso usi il maschile sovraesteso volendo includere anche le donne, come fa la sua Presidente, o se, semplicemente, dopo un breve riferimento alla violenza contro le donne sia passato alla banalizzazione di quest’ultima volendo ribadire che ogni violenza è da biasimare. E confermando così l’esistenza di quella cultura patriarcale di cui nega l’esistenza perché è proprio il patriarcato che porta a negare la violenza contro le donne e i femminicidi considerandoli “violenza a prescindere”).
Dunque il rappresentante del patriarcato dice che il patriarcato non esiste. Il patriarcato esiste, invece. E’ un substrato culturale che resiste ai cambiamenti sociali, al nuovo diritto di famiglia, al femminismo, alle battaglie delle donne per le pari opportunità. Dice anche correttamente Valditara che coinvolge l’intera cultura di massa (unica cosa giusta che dice) ma gli sfugge appunto che si tratti ancora di una cultura patriarcale, le cui espressioni vediamo continuamente, non solo nella violenza.
Ed è molto patriarcale usare le donne e il dolore della violenza per trasformarlo in un mezzo per manifestare razzismo.

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