Il paradosso è questo: gli uomini sono ben consapevoli della violenza maschile sulle donne se pensano alle donne loro care, ma nello stesso tempo la negano a livello globale.
Dunque, partiamo da un dato di fatto, concreto, reale: gli uomini temono che le loro figlie, compagne, amiche, madri possano essere aggredite e infatti in genere si offrono per accompagnarle e scortarle: i padri vanno a prendere le figlie in discoteca o si accertano che prendano un taxi o ci sia un amico fidato a riaccompagnarle (dopo aver discusso su orari di ritiro che sono sempre più difficili da guadagnare per le ragazze rispetto a quelli dei fratelli), le amiche e fidanzate vengono riaccompagnate a casa… e non è cavalleria, è semplicemente paura, unita a desiderio di protezione. Gli uomini sanno che gli uomini sono violenti, sanno che una ragazza o una donna che torna a casa da sola corre dei rischi che loro non corrono.
Molti uomini, soprattutto padri, invitano le figlie a fare corsi di arti marziali, per difendersi. Perché questi uomini sanno che le loro figlie hanno enormi possibilità di incontrare uomini violenti. Oppure regalano loro lo spray al peperoncino.
Tanti uomini si intromettono nell’abbigliamento delle loro figlie e compagne un po’ per gelosia ma anche perchè temono che un certo modo di vestirsi possa esporle di più alla violenza maschile. Sanno che gli uomini sono violenti e vogliono proteggerle. Sanno che gli uomini non sanno resistere davanti ad una minigonna o una scollatura mentre altri capi di abbigliamento non li mettono in tentazione.
O, ancora, consigliano alle figlie di non bere di sera quando escono, più di quanto lo consiglino ai figli maschi.
Altri esempi: se un papà scopre che la figlia sta per incontrare un ragazzo conosciuto in rete non ha forse paura per lei? Che poi diciamocelo, alcuni padri temono qualsiasi ragazzo esca con le proprie figlie, ma mica temono che le fidanzate dei figli maschi possano far loro violenza!!!
Non parliamo poi di quel che pensa un padre se una figlia desidera fare un viaggio da sola.
In generale le donne sono considerate dagli uomini come persone da proteggere, dicevo, perché gli uomini sono ben consapevoli dei rischi che le donne corrono.
Insomma, gli uomini sono ben consapevoli delle molestie e della violenza maschile quando la visualizzano contro le donne che amano o che sono loro care, però nello stesso tempo la rifiutano nel linguaggio pubblico, o la sottovalutano, o la condizionano a comportamenti, se se ne parla in generale.
In generale, scatta l’aspetto protettivo verso le proprie donne, contro la violenza maschile, ma la si nega, o la si sminuisce, o non la si accetta come fenomeno diffuso se se ne parla in generale.
Insomma, sono gli uomini i primi a pensarlo, che esiste la violenza maschile.
Difficile però che, se un uomo sta leggendo quest’articolo, non pensi: ma non tutti gli uomini. Not all men… ci si arriva sempre al momento in cui dicono: “Alcuni altri sì, ma non io”. Poi ne parliamo… per ora lasciatemi usare il maschile generico… d’altronde non è quello che si è sempre usato?
Come nasce e perché esiste questo paradosso? La risposta ce l’ha data qualche giorno fa il ministro Nordio dicendo che la violenza è nella biologia, nel DNA maschile. Anzi, è proprio verso la parità che “nel suo subconscio, il suo codice genetico trova sempre una certa resistenza… tutto questo ha comportato una sedimentazione della mentalità dell’uomo, intendo proprio del maschio (e su uomo maschio scapperebbe una pernacchia alla Eduardo!), che è difficile da rimuovere perché è una sedimentazione che si è formata in millenni di sopraffazione, di superiorità”. Attenzione, non ha detto, come alcuni suoi difensori d’ufficio stanno dicendo, che l’uomo è geneticamente più forte, che ci può anche stare, ma che nel DNA maschile ci sia una “sedimentazione di mentalità”, e questo no, non posso accettarlo perché il DNA non ha nulla che fare con gli stereotipi e l’educazione.
Anzi, è proprio perché dice che c’è una sedimentazione che è necessario decostruire! E questa sedimentazione si chiama patriarcato e non DNA perché è un fatto culturale e non biologico.
Eppure pochi uomini sono stati feriti dalle parole di Nordio, pochi le hanno considerate offensive nei loro confronti, perché li ha descritt come incapaci di controllarsi. Nessun uomo ha detto a Nordio not all men… o forse solo qualcuno! Perché Nordio ha mostrato l’elefante nella stanza, ha rivelato quello che gli uomini pensano ma non dicono, non rendendosi conto che Nordio ha insultato se stesso e tutti gli uomini considerandoli incapaci di accettare realmente la parità (parola che non amo, preferisco parlare di pari opportunità).
Anzi, il ministro rappresenta tanti uomini italiani, che si riconoscono nelle sue parole. Perchè, e veniamo a Not all men, c’è una piccola percentuale di uomini realmente capace di empatizzare col vissuto delle donne riguardo al subire o avere paura di subire violenze, uomini realmente per le pari opportunità, senza fare distinguo, o ironia o precisazioni di sorta.
Poi c’è una massa di uomini sessisti e misogini che non hanno paura di strombazzare di esserlo, che negano la violenza stessa, oppure la rivendicano, che considerano un’offesa personale una legge che riconosce il reato di femminicidio (a proposito, ministro, quando l’approvate?) o un emendamento che prevede che i rapporti sessuali siano basati sul consenso, libero ed attuale.
E poi ci sono quelli al centro, che credo siano la maggioranza, che sono quelli del sessismo benevolo, delle donne che non si picchiano neanche con un fiore, delle donne che sono come la mamma, sacra, infatti nominano la donna al singolare come fosse una entità spirituale; quelli che si appuntano il fiocchetto rosso il 25 novembre e guardano inorriditi al tg le scene dell’ennesimo femminicidio ma che fondamentalmente pensano nel loro intimo, e a volte anche a voce alta, che l’uomo è cacciatore per natura, che è più forte fisicamente, che le ragazze devono stare attente, magari non devono provocare e che le va pure bene quando non vengono uccise (concordando così con la ministra Roccella) e che magari nel chiuso delle mura di casa non picchiano la moglie, ma la rimproverano perché la pasta è scotta. Uomini che non si rendono conto di agire violenza verbale, o economica, o altre forme di sopraffazione nella vita quotidiana e familiare. Uomini che, come ho ampiamente raccontato nel libro E fattela una risata, quotidianamente deridono con battutine perché, che diamine, chi ha detto che non si può dire più niente!
Questo è il paradosso maschile da cui deriverebbe, se ne prendessero tutti consapevolezza e non solo pochi, la questione maschile.

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