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Già due giorni prima sul social pirata si era diffusa la voce che il Presidente del Consiglio del più importante dei Paesi del Terzo mondo avrebbe partecipato all’ennesima conferenza sul clima. Erano conferenze che non venivano trasmesse in televisione né in streaming e alle quali non veniva invitata la stampa ma qualcuno aveva trovato il modo di infiltrarsi e di registrarla per poi condividerla sul social pirata. Giovanni ed Emma avevano deciso ovviamente di guardarla.
Il video si aprì su una sala conferenze enorme, progettata per tremila persone. Ne ospitava duecento, con le giacche addosso nonostante fosse inizio ottobre, nella capitale una volta famosa per le sue dolci ottobrate. Il tema del convegno era:
Conferenza sull’emergenza climatica – sessione 4
Il dottor Sanogo non si tolse il cappotto e toccò il telecomando del proiettore.
Sul maxi-schermo apparvero due mappe del mondo. La prima era un’esplosione di rosso e viola sull’Occidente. La seconda mostrava gran parte del Terzo mondo in un beige quasi uniforme.
Un brusio attraversò la sala. «No,» disse Sanogo, anticipando la domanda. «Non è un errore di scala.»
Un consigliere occidentale alzò la mano. Aveva le dita arrossate dal freddo.
«Sta dicendo che il Terzo mondo, che ha meno aria condizionata, sta meglio?»
Sanogo sorrise. Non per gentilezza. Per stanchezza. «Sto dicendo che i Paesi che non hanno mai potuto contare su un clima gentile hanno imparato a non fidarsi».
Fece avanzare la slide.
Grafici, frecce, parole come instabilità, collasso dei cicli, soglia superata.
«Le vostre città, la vostra economia» continuò, «sono state costruite su una promessa: che il mondo sarebbe rimasto più o meno com’era. Stagioni regolari. Correnti affidabili. Neve quando serve. Pioggia in quantità più o meno giusta.»
Indicò l’Occidente con il laser.
«E sarebbe rimasto com’era, se non aveste distrutto l’equilibrio»
Un silenzio teso.
«Noi,» disse, indicando il Terzo mondo, «non abbiamo mai avuto quella promessa. Solo un avvertimento costante.»
Una donna in prima fila, dell’Agenzia Climatica Unificata, sussurrò:
«Ma il caldo… le siccità…»
«Con i vostri errori ci avete regalato un clima mite, temperato» ammise Sanogo.
Clic.
Un video: un’autostrada occidentale sommersa dall’acqua.
Clic.
La città occidentale, quella delle luci e della grande torre in ferro, bloccata dal gelo improvviso.
Clic.
Un blackout che spegneva per giorni la città detta la Grande Mela.
«State continuando a sbagliare» disse.
Il ministro del Clima si sporse in avanti. «Sta suggerendo che non dovremmo intervenire? Che non dovremmo usare la geoingegneria?»
Sanogo lo guardò come si guarda qualcuno che ha appena chiesto di accelerare verso il muro. «Sto dicendo che siete già intervenuti abbastanza. Avete raffreddato cieli, deviato piogge, spostato correnti. Avete cercato di salvare il vostro clima, non il pianeta.»
Un mormorio indignato.
«E noi?» chiese qualcuno dal fondo.
Sanogo sospirò.
«Voi siete seduti in una stanza gelida, a inizio ottobre, a chiedervi perché il mondo non vi obbedisce più.» E continuò «Ma se lo volete vi aiuteremo». Concluse Sanogo.
La conferenza terminò. Emma e Giovanni rimasero gelati. Ma non per il freddo.

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