Il ddl bocciato e il patriarcato che non esiste (ma commenta molto)

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Il ddl bocciato e il patriarcato che non esiste (ma commenta molto)

La bocciatura del ddl sul congedo parentale paritario ha acceso il dibattito, ma ancora più interessanti sono state le reazioni al mio post sull’argomento. Tra commenti distratti, accuse di misandria e nostalgie dei ruoli tradizionali, è emerso un mondo in cui il patriarcato “non esiste”, ma si fa sentire eccome. E spesso scrive nei commenti.

137 voti a favore, 117 contrari e due astenuti. Questo è l’esito con cui la maggioranza ha affossato il ddl sul congedo parentale paritario presentato dall’opposizione, che avrebbe permesso ai neopapà di assentarsi dal lavoro per cinque mesi, di cui quattro obbligatori (al posto degli attuali dieci giorni), dopo la nascita di una figlia o di un figlio.

La stessa maggioranza che fa capo al Governo della Madre e che dice di voler aumentare la crescita demografica ha bocciato una legge che avrebbe potuto dare davvero una svolta alla divisione del carico di cura e permettere alle giovani coppie di programmare con maggiore serenità la scelta di diventare genitori. E pensare che al centro della propaganda di questo Governo c’è proprio la Famiglia, con la maiuscola.

Se ne è parlato molto nei giorni scorsi e anch’io, come tante, ho scritto un post su Facebook. Ed è proprio di questo che voglio parlare. Non tanto del voto in sé, quanto delle reazioni al mio post.

Perché, in realtà, le reazioni si possono dividere in tre tipologie.

Alla prima appartengono i commenti di rammarico per un’occasione persa. Su questi ho poco da dire, perché li condivido in pieno. Sono arrivati quasi tutti lo stesso giorno in cui ho pubblicato il post, da persone che mi seguono da tempo e che, più o meno, sanno come la penso.

Il secondo giorno sono comparsi commenti di persone che non conosco e che non sono fra i miei contatti, spesso con profili chiusi. Da una rapida occhiata sembravano molti dei classici troll: pochi amici, nessun contenuto, nomi improbabili e foto generiche. E qui si passa alla seconda e alla terza tipologia.

Alla seconda appartengono quelli che hanno letto due righe, forse una e mezza, e hanno capito il contrario di quello che avevo scritto. Secondo loro sarei contraria al congedo paritario, in nome di una fantasiosa teoria per cui non vorrei la parità ma più diritti per le donne.
Cosa piuttosto curiosa, visto che il ddl non avrebbe tolto nulla alle madri, ma avrebbe semplicemente aggiunto un diritto ai padri.

Ormai siamo abituate e abituati a chi commenta senza leggere, o legge solo il titolo, o legge ma capisce quello che vuole capire.
Molti, per esempio, hanno scritto che i padri avrebbero diritto a cinque mesi di ferie, sì, ferie, proprio così, e che io, misandrica, vorrei negargliele.
Ovviamente, nessuno di loro ha la minima idea di cosa significhi prendersi cura di un neonato o di una neonata.

Poi c’è la terza tipologia, la più rumorosa.
Uomini, ma anche donne, convinti che gli uomini non allattano, quindi sono inutili a casa con un neonato. Oppure che gli uomini devono lavorare, mentre le donne, definite da qualcuno “il genere privilegiato”, possono restare a casa.
Qualcun altro si è spinto a dire che il fatto stesso di chiedere il congedo paritario dimostrerebbe che il patriarcato non esiste.
In compenso, la misandria esisterebbe eccome, e naturalmente sarebbe colpa mia.

Ma qual è il punto, al di là della violenza che ormai invade qualunque discussione online?
In realtà i punti sono molti.

Molti non hanno la minima idea di quale sia il carico di lavoro di una neomamma.

Molti non hanno capito che, secondo il ddl, il congedo dei padri si sarebbe potuto utilizzare nei primi diciotto mesi di vita, quindi non avrebbe sostituito i tre mesi dopo il parto, ma si sarebbe aggiunto dopo.

Ma soprattutto, non ho visto quasi mai emergere un desiderio di conciliazione, di condivisione reale della genitorialità.

Quando si parla di questi temi scatta immediatamente una guerra contro le donne, considerate privilegiate perché possono “godersi” da sole mesi di colichette, poppate infinite, notti senza dormire, stanchezza cronica.
Anche quando una donna scrive che il congedo paritario è sacrosanto.

E la cosa più preoccupante di tutte è il sostegno fortissimo, esplicito, quasi rivendicato, all’idea che le donne debbano stare a casa e gli uomini a lavorare.

E scusatemi se torno sempre lì, al mio racconto distopico La sacca, che sto pubblicando qui a puntate.
Ma ogni volta che leggo certe reazioni mi sembra di vedere quel mondo avvicinarsi: un mondo in cui, in nome della crescita demografica, si cerca di spingere le donne fuori dal lavoro; e poiché le donne resistono, si rende il loro lavoro sempre più precario, finendo per danneggiare proprio quella crescita che si dice di voler difendere, fino al paradosso del graviballo.

Io continuo a sperare che esistano, e che siano tante, giovani coppie che credono davvero nella condivisione, nella conciliazione, in una genitorialità che non penalizzi nessuno dei due.
Coppie che desiderano il congedo paritario per alternarsi, sostenersi, dividersi la fatica e la responsabilità della cura.
Coppie che vogliono costruire una famiglia paritaria, fondata sul rispetto reciproco, sul sostegno e sull’amore, non sulla rassegnazione ai ruoli di sempre.

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