Prologo di un romanzo distopico, che sarà pubblicato a puntate su questo blog
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Prologo
Lo stato delle cose nel 2030
2030. In pochi anni l’Occidente è precipitato in una crisi economica permanente. Il lavoro è sempre più precario, gli affitti sono diventati proibitivi, la casa un miraggio. La distanza tra ricchi e poveri si è allargata fino a diventare un abisso. Ma la frattura più profonda non è economica: è quella tra uomini e donne.
In un clima di frustrazione collettiva, governi di destra attaccano sistematicamente i diritti delle donne, alimentando e legittimando un maschilismo sempre più aggressivo. I diritti conquistati nel secondo Novecento vengono smantellati uno dopo l’altro, a partire dal controllo sul corpo femminile: aborto, contraccezione, autodeterminazione.
Le donne diventano il bersaglio simbolico di ogni fallimento sociale. È come se fossero diventate la causa ufficiale di tutti i mali.
Il controllo crescente del corpo femminile apre la strada a qualcosa di più radicale. In un’epoca di crollo demografico, prende forma un’idea fino a poco prima impensabile: sottrarre alle donne anche la maternità. Un movimento maschile emergente comincia mettendo in discussione il diritto all’aborto e alla contraccezione; poi spinge oltre, rivendicando per gli uomini un ruolo diretto nella procreazione, l’ultimo ambito rimasto esclusivamente femminile.
Questo desiderio ideologico si intreccia con interessi politici ed economici.
In segreto, un centro di ricerca europeo porta avanti da anni un progetto sulla gravidanza maschile, guidato da uno specialista della procreazione assistita e finanziato da lobby internazionali. Le motivazioni non sono solo demografiche: dietro c’è anche la paura che, mentre l’Occidente invecchia e si svuota, il futuro del mondo appartenga ai Paesi del terzo mondo, non bianchi.
Il paradosso è totale. Lo stile di vita occidentale, costruito su consumi elevati e aspettative irrealistiche, ha reso sempre più costosi i bisogni fondamentali: casa, cibo, istruzione, cure. Allo stesso tempo, il lavoro delle donne viene svalutato e precarizzato, rendendo la maternità sempre più impraticabile. Le politiche pensate per aumentare le nascite ottengono l’effetto opposto. Di paradosso in paradosso, l’Occidente arriva a una soluzione estrema: le gravidanze maschili.
La produzione industriale delle sacche per la gestazione maschile viene presentata come una svolta storica, tecnologica e sociale. Ma il prezzo da pagare è enorme. I processi necessari alla loro realizzazione consumano risorse, energia e sostanze in grado di alterare irreversibilmente gli equilibri ambientali.
Nel tentativo di controllare il corpo, il futuro e la demografia, l’Occidente innesca il collasso climatico del pianeta.
Continua…
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