Ma chi ascoltano quando legiferano di consenso e dissenso?

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Massacro del Circeo

La domanda che dobbiamo porci è una ed è molto semplice: questo Governo e la maggioranza del Parlamento desiderano contrastare, combattere, impedire la violenza sessuale (o stupro, o violenza carnale… le definizioni non mancano, non c’è rischio di fare confusione!)?

Perché se lo vogliono davvero, bisogna ascoltare le donne e lasciar perdere le ideologie. Bisogna ascoltare le donne che raccontano le violenze subite, che testimoniano in tribunale, che anni dopo vivono ancora l’incubo che hanno vissuto.

E bisogna ascoltare tutte le operatrici, le rappresentanti delle associazioni contro la violenza (psicologhe, avvocate, assistenti sociali…), le donne dell’associazionismo, la loro pratica quotidiana, la loro esperienza, le difficoltà che incontrano per ottenere delle condanne.

Bisogna guardare alle battaglie che le donne hanno fatto, soprattutto dal 1976 quando il massacro del Circeo cominciò a cambiare le riflessioni sulla violenza carnale. Allora si preferiva questa locuzione, molto più forte ma anche meno ambigua perché dà proprio l’idea della lacerazione del corpo delle donne stuprate, una lacerazione che è anche emotiva ma soprattutto fisica (e da quella fisica deriva quella emotiva).

Abbiamo impiegato 50 anni per cambiare l’idea della violenza carnale, dal processo per gli stupratori ed assassini del Circeo passando per l’eliminazione del matrimonio riparatore fino ad arrivare alla legge del 1996 che, quella sì realmente bipartisan (Alessandra Mussolini si battè nel suo partito per approvarla, onore al merito quando c’è), abbiamo dovuto combattere contro sentenze sul togliere i jeans, o domande come “chi ha tolto gli slip” o come “ma aveva bevuto?”, “aveva accettato un bacio?”.

Ma ora siamo tornate al punto di partenza.

Lo avevo detto subito, non ho mai pensato che il “consenso libero e attuale” potesse diventare legge in questo Parlamento carico di misoginia e sostenuto da elettori misogini. Lo scrissi il 26 novembre, dicendo che l’unica cosa che questo Governo aveva saputo fare il 25 novembre, dopo aver affossato l’educazione sessuo-affettiva o educazione di genere, era un francobollo. Sì, peraltro un bruttissimo francobollo!

Mi era bastato il commento di Salvini, di endorsement al suo elettorato: “Fioccheranno le false denunce”. Come se le donne si divertissero ad andare in tribunale a farsi stuprare emotivamente! Come se le violenze sessuali non esistessero!

E invece hanno ascoltato gli uomini misogini. Gli uomini dei siti sessisti (proprio ieri mi è arrivato un messaggio su fb di un tizio che mi ha scritto: “ti ho vista su Più sono troie e più le vogliamo“), gli uomini che dicono “non si può fare più niente”, gli uomini misogini che ogni giorno ridono, fanno battute, si danno di gomito alle spalle delle donne.

Ascoltiamo i mafiosi per legiferare sulla mafia? Ascoltiamo i rapinatori per legiferare sui reati contro la proprietà? Ascoltiamo i pubblici ufficiali che procurano a sè o altri vantaggi patrimoniali? (Beh, questi ultimi li hanno ascoltati infatti l’abuso d’ufficio è stato abrogato!).

La differenza è semplice, non è più l’uomo a dover ricevere il consenso, libero ed attuale, ma la donna a dover dimostrare che aveva espresso dissenso. Non c’è altro da dire per spiegarlo. Era meglio lasciare le cose come stavano, certo, ma non vogliono lasciare le cose come stanno!

Giorgia Meloni ha rotto il soffitto di cristallo ed i pezzi continuano a caderci addosso!

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