Qualche giorno fa sono stata invitata a parlare in una scuola di stereotipi, sessismo, violenza… insomma i soliti temi su cui mi si riconosce la capacità di indurre riflessioni.
Stavolta si trattava di una classe composta esclusivamente da maschi, una quarta superiore di un istituto tecnico, in un paese di provincia.
Non vi nascondo che ero un po’ preoccupata del fatto che fossero tutti maschi. La mia paura, quando partecipo a questi incontri, è di essere percepita come quella signora di mezza età che va a far loro la predica e a instillare loro pillole di “sana affettività“.
Ma io non credo che l’affettività si possa insegnare o peggio ancora inculcare, e certo non in un incontro a scuola di tre ore, però penso che si possa ragionare sugli stereotipi in mezzo ai quali si cresce, sui condizionamenti, sui diversi ruoli che famiglia, scuola, società ci portano a rivestire.
Partendo quindi dai ruoli che rivestono uomini e donne, ragazze e ragazzi, ho pensato di impostare la riflessione su come il mondo in cui viviamo tutti i giorni sia diverso per maschi e per femmine.
Ho cominciato con queste due immagini, ottenute dopo una semplice richiesta in rete. La richiesta era: “una ragazza da sola in strada di notte” e “un ragazzo da solo in strada di notte”. Sono venute fuori due immagini non speculari ma completamente diverse.
Nella prima si percepisce chiaramente la paura che prova la ragazza: lei è piccola in una strada grande, c’è un auto in arrivo, il pensiero corre come minimo al rischio per la sua borsa per non dire di altro. Lui è grande, il suo passo è spavaldo, il cappuccio lo presenta quasi come chi potrebbe nuocere che qualcuno a rischio. Eppure la mia richiesta di immagini è stata la stessa ma, essendo il reale pericolo diverso per un ragazzo o una ragazza nelle medesime condizioni diverso, le immagini che ho ottenuto rispecchiano purtroppo la realtà, rafforzandola.
A questo punto nella discussione è successa una cosa strana, non un “anche gli uomini” (subiscono violenza, vengono picchiati, vengono derubati), come spesso accade, perché i ragazzi si pongono sulla difensiva, ma una comprensione reale del diverso livello di pericolo. La discussione ha riguardato anche come comportarsi in una situazione in cui una ragazza, sola in una strada buia, potrebbe avere paura: rallentare il passo, attraversare la strada… Qualcuno ha proposto di parlarle e offrirsi di “scortarla”, altri hanno detto che ciò potrebbe spaventarla di più. Ma quel che è importante è la passione che hanno messo nella discussione e il comprendere che a loro non succede.
E poi abbiamo parlato di altre cose che a loro non succedono:
- Come viene chiamata una ragazza che ha una vita sessuale e sentimentale più libera? E voi?
- Cosa pensate di una ragazza che tradisce? E se siete voi a tradire?
- Cosa pensate che provi una donna a a vedere corpi femminili usati per pubblicizzare ogni cosa? e se fossero corpi maschili?
- Cosa pensate che provi una bambina se, nella copertina di un libro di scuola, per riassumere le materie, sono raffigurati un bambino ingegnere, un bambino scienziato ed una bambina ancella? E se fosse il contrario, come vi sentireste?
Ma d’altra parte ai maschi si dice che non devono piangere, non devono manifestare emozioni a parte magari quelle che rappresentano la forza, come la rabbia, che devono essere coraggiosi.
Parlando di stereotipi, si è parlato di rosa e celeste. Ho raccontato quali motivi commerciali hanno diviso il mondo dell’infanzia in rosa e celeste, da qualche decennio, alimentando a loro volta una certa visione del mondo. E un ragazzo ha chiesto: “Ma perché non è stato sempre così? Una domanda importantissima perché mi ha fatto riflettere che diamo per scontate molte cose, che dobbiamo invece spiegare, partendo dalle basi. Ma lo sanno che se le donne nei libri di storia sono pochissime è perché non le donne non potevano fare quasi niente e solo poche fortunate hanno potuto studiare? lo sanno che fino a 80 anni fa le donne non potevano votare? Lo sanno che fino a qualche decennio esisteva il reato di adulterio (tradimento della donna nei confronti dell’uomo). No, non lo sanno, e quindi hanno difficoltà a comprendere le battaglie delle donne.
Poi, è venuto fuori, tra gli stereotipi, quello che le donne guiderebbero male. E dopo che io ho detto che non è così, se leggiamo i dati delle compagnie di assicurazione, hanno riconosciuto che gli uomini guidano in modo più pericoloso e con un po’ di sbruffoneria. E che comunque, se le ragazze hanno meno pratica nella guida, è anche perché i padri concedono meno loro l’uso delle auto di famiglia o prendono la patente più tardi o perché è diffusa l’idea che debbano essere accompagnate. Sono stati molto d’accordo, senza alcuna obiezione. Questo della guida è solo un esempio di stereotipo che porta a sminuire le donne, magari meno importante di altri, ma che è stato molto efficace per farli rendere conto per quante cose il mondo in cui vivono i ragazzi e le ragazze non è lo stesso.
Infine, hanno svolto dei lavori di gruppo: ribaltato meme, pubblicità sessiste, stereotipi, canzoni, raccontato le loro emozioni. Uno dei gruppi ha lavorato con il tablet e ha chiesto a un programma di AI di produrre un meme con un uomo e una donna ed è stato grande il loro stupore nel vedere che si trattava di un meme sessista, talmente stupito che hanno voluto condividere immediatamente la loro scoperta.
Non avrò ribaltato la loro visione del mondo a forse alimentato qualche riflessione.

Lascia un commento