5 anni dopo l’inizio della pandemia, tra fake news e post verità

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Vuoi perché sono passati in questi giorni 5 anni dall’inizio della pandemia, vuoi perché ho appena visto la stagione dedicata al Coronavirus di una nota serie medica (lo ammetto, sono appassionata di serie mediche, anche se socchiudo gli occhi quando ci sono le scene di chirurgia!), mi sorgono spontanei alcuni collegamenti.

Oggi siamo sopraffatte e sopraffatti da fake news, post verità, discorsi di odio ma mi è improvvisamente evidente fino a che punto l’emergenza Coronavirus sia stata la causa di questa spaventosa crescita di fake news, post verità e discorsi di odio alimentati, ed autoalimentatisi, da paura, rabbia per la difficile situazione e gli effetti emotivi e psicologici connessi, ansia anche per difficoltà economiche, associate ad una mancata comprensione della pericolosità della situazione, a sua volta determinata dall’ignoranza. Mi viene in mente L’effetto Dunning-Kruger, una distorsione cognitiva nella quale individui poco esperti e poco competenti in un campo tendono a sovrastimare la propria preparazione giudicandola, a torto, superiore alla media. Detto anche effetto “troppo stupido per sapere di essere stupido” cioè persone così male informate da credere di conoscere un argomento. Viene in mente anche Socrate in effetti, che l’ha detto per primo: È sapiente solo chi sa di non sapere, non chi s’illude di sapere e ignora così perfino la sua stessa ignoranza.

Dunque è stato facile creare nemici, indurre certezze, diffondere teorie, affermare bugie e quindi manipolare tutte le persone sensibili all’effetto Dunning-Kruger. Mentre ingenuamente ripetevamo come un mantra “ne usciremo migliori” e piangevamo i nostri cari che morivano soli nelle terapie intensive stava nascendo un colpo di Stato globale, contro la verità, nutrito dalle post verità.

La Treccani dà questa definizione del concetto di post-verità: “argomentazione, caratterizzata da un forte appello all’emotività, che basandosi su credenze diffuse e non su fatti verificati tende a essere accettata come veritiera, influenzando l’opinione pubblica.”

Mentre la fake news è una notizia falsa, la post verità fa sì che i fatti oggettivi abbiano meno influenza sulla formazione dell’opinione pubblica rispetto alle emozioni e alle credenze personali. Cioè, la verità conta meno rispetto alle emozioni e alle convinzioni personali. Una diceria piace e quindi diventa novità. Da entrambe nasce l’odio per chi non abbocca, per chi cerca di ragionare con la propria testa, per chi cerca le fonti, per chi crede nella scienza. O nella democrazia.

E così mentre si diffondeva il virus si diffondevano fake news e post verità, in pratica si alimentava l’idea che una teoria diventava vera solo perché piaceva. Di tutto ciò è stato fatto uso a piene mani dai manipolatori che hanno cominciato durante la pandemia, usandola per fare proseliti, per abituare la gente a non pensare più con la propria testa, a non dare più valore alla scienza e alla corretta informazione. E visto come era facile raggiungere lo scopo si è continuato nelle campagne elettorali, per togliere diritti, per imporre autoritarismo. Alimentando l’odio, che già Orwell ci aveva spiegato che strumento eccezionale possa essere.

La gente si è abituata a credere alle bugie, ha reputato normale credere alle bugie. Ovviamente la gente troppo stupida per sapere di essere stupida.

Io penso che sia stata proprio la pandemia a farci precipitare nel buio in cui stiamo vivendo. Credevamo che i danni sarebbero stati quelli di vedere morire i nostri cari ma ahimè quelli sono stati solo i danni momentanei, il peggio lo stiamo vivendo ora.

Una replica a “5 anni dopo l’inizio della pandemia, tra fake news e post verità”

  1. Avatar
    Anonimo

    Brava!

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