2024

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Un libro per raccontare un anno, con centosessantatre perché.

A un certo punto, nel corso del 2024, ho cominciato a sentir salire sempre di più l’ansia che avevo cominciato ad avere dalla fine di settembre del 2022. Ansia dovuta non solo a tutte le brutture in ogni senso del Governo (e della parallela escalation occidentale della destra) ma dovuta anche all’idea che ci abituassimo, che prese e presi dallo sdegnarci per nuove brutture dimenticassimo quelle di un anno fa o di sei mesi fa ma anche solo del mese scorso. E ho pensato di cominciare a raccogliere tutto ciò che mi aveva fatto inorridire dall’inizio dell’anno, andando a rileggere i miei articoli, i miei appunti sulle note del telefonino, i miei post sui social.

Ho pensato che potesse essere interessante mettere tutto insieme, gaffe e decreti legge, proposte di legge e proclami vari, interviste e fatti grandi e piccoli, più importanti e meno importanti, per poter rileggere tutto insieme, per poter renderci conto del punto di bollitura a cui siamo arrivati (ritirando fuori la sempre efficacissima metafora della rana bollita di Chomsky).

Sicuramente, arrivati in questo inizio 2025, ricordiamo del 2024 la legge per l’autonomia differenziata o il decreto sicurezza, così come ricordiamo l’ossessione di questa maggioranza per l’egemonia culturale o per l’eliminazione del dissenso da realizzare non solo con nuove norme sulle manifestazioni ma anche tramite la manipolazione e la contraffazione dell’informazione che si sta realizzando attraverso la nuova Rai ribattezzata TeleMeloni. E ancora, ricordiamo il no al salario minimo, i tagli alla sanità pubblica, il ritorno delle accise, la riforma Nordio e quella del premierato ma rischiamo che ci sfuggano tante alte cose piccole ma non meno importanti che hanno costituito il terreno fertile da cui poi sono nate, prendendovi vigore, le riforme di questo Parlamento e di questo Governo.

Le piccole cose, anche quando non sono tanto piccole, le dimentichiamo anche perché, se pure mentre stanno succedendo ci sembrano enormi, poi diventano urgenti altre cose, altri fatti, altre dichiarazioni, altri provvedimenti, altre leggi. E rischiamo di dimenticare le contraddizioni, perché non possiamo tenere tutto a mente, neanche ciò che ci ha provocato tanta rabbia.

Perché l’impostazione con i perché? In realtà sarebbe bastato ricordare gli avvenimenti in quanto alcuni perché potrebbero sembrare ovvi. Ma in molti casi il motivo non è solo quello che appare ma quello che c’è dietro, a volte un po’ nascosto, su cui è utile interrogarsi bene. In altri casi, invece, i perché sono lapalissiani, ma nonostante ciò, o forse proprio per questo, utili per evidenziare assurdità e incongruenze.

Rileggendo i miei perché mi rendo conto che raccontano il mio sguardo su ciò che è successo nel 2024. Ci sono state altre tematiche importantissime, tante altre contraddizioni, tanti altri avvenimenti che ci hanno turbato, preoccupato, addolorato e di cui abbiamo discusso ma le mie riflessioni riguardano soprattutto i temi su cui, oltre ad avere un forte interesse, ho sviluppato negli anni una certa conoscenza e competenza. E riguardano i temi soprattutto interni al nostro Paese.

2024 segue di 40 anni il 1984 previsto da Orwell, che ora ci sembra molto vicino, e ho cercato di evocare tale vicinanza con la copertina, realizzata con l’Intelligenza Artificiale, perché credo che il 2024 sia stato l’anno in cui l’AI è entrata con forza nella nostra quotidianità, oltre che quello che ha realmente l’ombra del Grande Fratello.

È un libro di parte perché io sono di parte. Ed è dedicato a tutte e tutti coloro che lo sono, come me, nella speranza che possa offrire degli anticorpi ed aiutare a comprendere quel che sta succedendo e che succederà, senza dimenticare quel che è già successo… nel 2024.

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