Suggerisco un mini corso ai/alle rappresentanti del Governo sulla violenza contro le donne, anche in vista del 25 novembre, nonostante sia stata rinviata alla settimana prossima la discussione delle mozioni sulla violenza contro le donne, con la motivazione che di violenza contro le donne si debba parlare sempre. Sarebbe anche giusta questa motivazione, se non fosse che non ne parlano mai.
Come prima cosa spiegherei loro la differenza fra la violenza sessuale e le varie forme di violenza (verbale, psicologica, economica, fisica) che portano fino al femminicidio, perché li vedo molto confusi e ho la percezione che quando si parli di violenza contro le donne tendano soprattutto a pensare alla violenza sessuale (salvo non parlarne quanto riguarda rampolli di famiglie “bene”).
A Salvini, che è in fissa con la castrazione chimica, vorrei spiegare che non serve a granché sia perché può essere contrastata con altri farmaci, sia perché agisce sulla possibilità di compiere un atto sessuale completo ma non sulla possibilità di compiere violenza fisica o, comunque, un tentativo di violenza sessuale. Ma per Salvini esiste solo la violenza sessuale, quando si parla di violenza per lui altre forme di violenza non esistono. Anche ieri è intervenuto sulla polemica Valditara per ribadire che i violentatori sono spesso immigrati. Vero, una percentuale di non italiani c’è, ma riguarda la violenza sessuale mentre alla Camera l’altro giorno si parlava di violenza fisica e femminicidi.
A Roccella direi che è vero che le leggi da sole non risolvono ma comunque servono e soprattutto è importante farle applicare: I braccialetti elettronici servono se funzionano, le donne, quando vogliono denunciare, devono essere ascoltate e non rimandate a casa e, se denunciano, devono essere protette… poi certo ci vuole il cambiamento culturale però, ammesso pure che le leggi servano a poco, allora si lavori sulla prevenzione e sull’educazione senza perpetuare la bufala del gender, si lavori sul cambiamento culturale. E non ho sentito sue parole in merito.
A Valditara abbiamo già detto tanto ieri e l’altro ieri, spero che qualcosa l’abbia capita. Quel che vorrei ancora dirgli è che apra le scuole con entusiasmo alla fondazione Cecchettin e a tutte le altre fondazioni e associazioni che si occupano molto bene di contrasto alla violenza contro le donne, per permettere loro di lavorare sulla consapevolezza e sul rispetto, di educare alle emozioni e all’affettività, al contrasto agli stereotipi. L’unica cosa che avrebbe dovuto fare Valditara l’altro ieri sarebbe stata ringraziare Gino Cecchettin e impegnarsi a dargli spazio e strumenti per lavorare nelle scuole. Valditara l’altro giorno ha aperto il suo discorso dicendo: La visione ideologica è quella che vorrebbe risolvere la questione femminile lottando contro il patriarcato. Di persistenza del patriarcato abbiamo discusso tanto ieri ma ci sono altre due parole in questa frase che non accetto: questione femminile. No, caro ministro, non è una questione femminile ma una questione maschile. Si faccia un giro sui social per leggere commenti sessisti, meme misogini, negazioni della violenza, tanto più che lei stesso parla dell’uso dei social, e si renderà conto che la questione, il problema, è maschile. Pensi al sessismo espresso dai politici del centro destra, alcuni nomi a caso, Truzzu, Vivarelli Colonna Bandecchi. Valditara, colui che si è espresso come un fan dell’umiliazione come momento educativo!
Qualche raccomandazione la farei anche al ministro Giuli, che in quanto ministro della Cultura riveste un ruolo importantissimo. Anche perché ricordo la sua (non) moderazione, quando era presidente del Maxxi, al dibattito tra Sgarbi e Morgan, poiché permise che l’incontro si trasformasse in un momento di volgarità e sessismo squallido, anacronistico, decontestualizzato, essendosi svolto nel più importante museo di arte contemporanea pubblico d’Italia ma lo sarebbe stato in qualsiasi altro contesto che non fosse uno spogliatoio maschile.
A Meloni vorrei dire che no, non è un paradosso che la violenza contro le donne aumenta quando le donne acquisiscono più spazio. Ha fatto, come si suol dire, la scoperta dell’acqua calda. Anzi è proprio questo dato che testimonia l’esistenza del patriarcato. Tra l’altro le direi che fino al 1956 esisteva lo ius corrigendi e quindi fino al 1956 la violenza domestica verso le donne non era considerata tale, esisteva e veniva considerata normale. Non portava a tanti femminicidi solo perché le donne la subivano in silenzio e non manifestavano autodeterminazione. Patriarcato è proprio la resistenza al cambiamento del ruolo delle donne in famiglia e nella società. Ce lo ha mostrato bene il film C’è ancora domani, ma in tanti non hanno voluto capirlo.
E comunque, Meloni, no, empowerment femminile e violenza contro le donne non sono cose diverse ma facce della stessa medaglia! E d’altra parte non ha detto che le violenze aumentano quando le donne acquisiscono spazio, cioè empowerment? Sa cosa vuol dire empowerment?
Anche lei insiste sull’immigrazione illegale di massa, ben tre volte nel giro di una ventina di secondi ripete quest’espressione.
Poi, non chiamiamola violenza di genere ma violenza contro le donne.
Qualche anno fa, l’associazione Donne in rete di Foggia ha pubblicato un libro, Sguardi differenti, contenente un mio capitolo sulla nascita della bufala del gender, 15 pagine in cui raccontavo passo passo come era nata questa grande mistificazione e come e perché vi fosse alla base il desiderio di ricondurre il ruolo delle donne ad un ruolo tradizionale.
Non volendo dire siamo omofobi, siamo contro le pari opportunità, non vogliamo prevenire la violenza contro le donne perché basta che le donne stiano al loro posto per evitarla, perché così avrebbero pochissimo credito, si sono inventati l’ideologia gender. Si sono resi conto che il nemico che loro vogliono combattere non è sufficientemente terribile e quindi lo hanno trasformato, rendendolo più cattivo, più brutto, più nero.
Con questo stratagemma, a loro funzionale, hanno raggiunto due scopi: quello di non contrastare in maniera diretta la vera educazione alle differenze (e perdere consensi da parte di una larga fascia di sostenitori di questa pratica) e quello di poter inventare cose sempre più terribili e spararle nell’etere.
D’altra parte solo un anno fa Lega e Fratelli d’Italia si sono astenute in maniera compatta in entrambe le votazioni sulla richiesta dell’Eurocamera di aderire alla Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne adducendo la motivazione che la Convenzione di Istanbul sarebbe diventata il cavallo di Troia per imporre l’agenda gender. Ma già negli anni precedenti i parlamentari europei di Fratelli d’Italia si erano uniti ai parlamentari di altri Paesi dell’Est europeo nel non volerla ratificare. Qui un utile articolo di Giulia Siviero che fa il punto sulla difficile strada verso la ratifica della Convenzione di Istanbul e che ricorda anche il Congresso di Verona del 2019.
Ed ecco perché il mio mini corso è inutile. Non è che non sanno come contrastare la violenza contro le donne, non vogliono farlo!

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