La mia rabbia per l’elezione di Donald Trump è stata offuscata dalla rabbia su ciò che ho letto negli ultimi due giorni su Ahoo Daryaei.
Ahoo Daryaei in poche ore è diventata un simbolo per la libertà delle donne iraniane e in generale per le donne oppresse da regimi che negano loro ogni libertà. Nel giro di poche ore le mie bacheche facebook e instagram sono state sommerse da video, immagini, illustrazioni che mostrano ed esaltano la potenza di questo gesto.
Contemporaneamente però, subito dopo il primo racconto della vicenda, secondo cui Ahoo si è spogliata per protesta perché rimproverata dalla polizia morale di non indossare correttamente il velo, hanno cominciato a girare altre versioni. Tra queste quella che ha preso più piede è quella secondo la quale Ahoo sarebbe stata una malata di mente, insomma, una folle. E, quindi, per questo internata in un manicomio. In effetti non fatico a credere che questa sia la motivazione che abbia dato il regime, così come riconosco che ci sia un po’ di follia in questo gesto, ma non follia dovuta alla pazzia, piuttosto la follia che anima tutte e tutti coloro che hanno la forza e la determinazione di compiere un gesto simbolico ma importantissimo, di quelli che passano alla Storia.
Ma perché si sta cercando di sminuire il gesto? I motivi sono molti.
Intanto ci sono, come ormai succede frequentemente, i negazionisti, secondo cui non solo la vicenda di Ahoo sarebbe falsa, ma lo sarebbe stato anche l’assassinio di Masha Amini. Negano anche che in Iran ci sia una privazione della libertà delle donne e per dimostrarlo mostrano video in cui si vedono donne girare per Teheran senza velo (chiaramente donne occidentali, tra l’altro le immagini sono state girate tutte in luoghi frequentati da turisti o comunque da occidentali).
Poi ci sono coloro che pensano che si voglia infangare l’Iran in quanto nemico di Israele e ritengono che chi offre solidarietà ad Ahoo sia collaborazionista del sionismo (significativa la brutta vignetta in cui si ritrae Ahoo mentre stringe la mano ad una soldata israeliana).
Poi, sono venuti fuori quelli che chiedono: Perché le femministe non protestano? Prima di parlare dovrebbero informarsi perché le femministe, ma anche tante donne che non si considerano femministe, stanno protestando eccome e stanno globalmente offrendo alla giovane donna infinita solidarietà. Perché le femministe non protestano? È una frase che ahimè siamo abituate a sentirci dire così come siamo abituate a sentirci dire perché non protestiamo, in generale, per la libertà delle donne dei Paesi musulmani. Eccome se facciamo sentire la nostra voce!
C’è anche qualcuno che cerca di sminuire il gesto proclamando che libertà delle donne non è denudarsi, ma in questo caso lo è eccome perché le regole sul come coprirsi sono il primo vincolo alla privazione della libertà che subiscono le donne in Iran ed in altri Paesi.
Poi ci sono quelli che dicono che sarebbe stata manipolata, come se una donna non fosse da sola in grado di decidere di voler protestare, anche a costo della sua vita. Così come saremmo manipolate noi che soffriamo per e con lei.
Scopriamo di più su Ahoo sul profilo instagram di una giornalista iraniana @MasihAlinejad. Scopriamo che viene chiamata Ahoo ma il suo nome è Mahla, che ha due figli piccoli ma è separata. Scopriamo che gli amici la considerano tutt’altro che instabile ma che è allegra e pronta a combattere contro tutte le ingiustizie, che già in passato è stata protagonista di azioni di protesta contro il bullismo e che è stata internata in un ospedale psichiatrico completamente isolata. Scopriamo che il suo ex marito è stato portato in tv per chiedere di non mostrare le sue immagini svestita, scopriamo che la sua pagina Instagram è stata rimossa perché mostrava che è una donna sana, coraggiosa e anche brava negli studi ed intelligente. Scopriamo che secondo una fonte dell’ospedale vogliono portarla alla follia con medicinali. Scopriamo che la chiamano affettuosamente cerbiatta, come ho potuto verificare leggendo tanti commenti ai post di Masih Alinejad, anche se non mancano i commenti di chi pensa abbia compiuto un atto disonorevole, ma nessun commento fra i tanti che ho letto nega che sia andata come ha spiegato la giornalista.
Ma torniamo alle teorie per sminuirne il gesto. Le ho lette in tanti post sui social ma sono ben riassunte in questo pessimo articolo: https://comune-info.net/sakineh-ashtiani-ahoo-daryaei-e-il-sottile-razzismo-occidentale/:
il dubbio che sia successo veramente, la nostra incapacità di non farci strumentalizzare, il ribadire che l’Iran è un Paese abbastanza libero anche se non vi è quello che noi chiameremmo sacrosanto diritto alla minigonna perché le donne possono fare molte più cose che in Afghanistan. Non manca il solito benaltrismo, non aver protestato ad esempio per Teresa Lewis condannata a morte negli Stati Uniti o aver protestato per la condanna alla lapidazione per Sakineh Ashtiani, uxoricida.
Beh, perlomeno in quest’articolo non si nega la protesta di noi donne occidentali, anzi si dice che Voci storiche del femminismo pensante si sono prodigate in lodi sperticate.
Che tristi tempi che viviamo anche nel mondo occidentale, se dobbiamo essere insultate o derise perché sosteniamo una donna iraniana che manifesta per la libertà.

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