Quando un femminicidio interessa al ministro Salvini

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Quando un femminicidio interessa al ministro Salvini

È da molti anni che seguo con attenzione il tema della violenza di ogni tipo contro le donne e quindi anche dei femminicidi.

A me come a tante altre donne e uomini interessati al contrasto a queste terribili tragedie capita frequentemente di riflettere sulle cause della violenza e su quali possano essere le modalità per un contrasto efficace.
Quello che invece è più difficile che sia un tema di discussione è il perché contrastare la violenza contro le donne e i femminicidi.
Non ce lo chiediamo perché ci sembra una cosa del tutto scontata dover ribadire che nessuna donna dovrebbe essere uccisa perché qualcuno vuole limitare la sua libertà, felicità, indipendenza e la sua stessa vita. Discutiamo delle cause ma non discutiamo del perché il voler/dover contrastare la violenza sessuale, la violenza fisica, la violenza economica, la violenza verbale.

Ho scritto ‘a dover contrastare’ perché appunto dovrebbe essere un nostro dovere farlo, dovrebbe essere qualcosa che tutte le persone sentono di dover fare. Qui in effetti però già ci sarebbe da fare una riflessione, desiderano davvero tutti farlo? Anche coloro che consumano e diffondono sessismo dovunque anche sui social attraverso battutine e meme? (e su questo tema rimando al mio libro, E fattela una risata).

Invece, quando finalmente oggi, dopo settimane di indagini, l’omicida di Sharon Verzeni, è stato messo alle strette e ha confessato, scopro che esiste un altro motivo per contrastare i femminicidi, o meglio, alcuni femminicidi: poterli usare, quando il femminicida non è italiano o di famiglia italiana, per strumentalizzarli per la battaglia politica, come ha fatto oggi Matteo Salvini. Ma nel caso di Sangare, l’omicida di Sharon Verzeni, si tratta di un italiano nato da famiglia della Costa d’Avorio quindi è ancora più funzionale per Salvini, gli torna proprio utile per contrastare la richiesta riproposta da Forza Italia. di una riflessione sulla possibilità di concedere lo Ius Scholae.

È terribile che da questo partito, come anche da questo governo, non sentiamo mai una parola sul tema del contrasto alla violenza contro le donne se non quando in una violenza è coinvolto un uomo, italiano o non italiano, dalla pelle scura. È terribile anche riflettere quanto sessismo ci sia nel partito di Salvini, espresso a ogni occasione da leghisti (e leghiste) di ogni rango, dal simpatizzante al consigliere comunale, dal sindaco al deputato. E mai una volta che i vertici del partito abbiano preso seriamente posizione o che uomini e donne del partito abbiano espresso il desiderio di fare qualcosa contro la violenza contro le donne. Cosa che peraltro non mi sembra neanche nell’interesse della Presidente del Consiglio o della Ministra Roccella.

Dunque Salvini, la pena esemplare bisognerebbe chiederla per ogni femminicida, anche per il professionista che però ha avuto un ‘piccolo raptus’, per l’apparentemente ‘bravo marito' che sembrava a tutti una brava persona, per 'il fidanzatino innamorato' che però era un po’ troppo geloso, per l’ex che, ‘poveretto’ non ce la faceva proprio a vivere senza di lei. Per tutti quegli uomini che, nell’uccidere la loro moglie compagna, lasciano anche i figli orfani di lei.
Quando, caro Salvini, avrai sinceramente espresso la tua rabbia reale per ogni femminicidio e ti sarai impegnato per fare qualcosa di concreto per contrastare la cultura della violenza contro le donne a cominciare dal tuo stesso partito, allora potrà avere un senso che ti esprima contro un cittadino italiano che non ha meritato la cittadinanza italiana.

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