Queste lezioni in Italia le hanno vinte due donne: Meloni e Schlein

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Una vittoria per le donne quindi, si potrebbe dire, ma invece no perché una di queste due donne rappresenta nel modo più totale e completo lo sguardo maschile, l’approccio maschile, la dialettica maschile.

A cominciare da come si nomina. Cioè il presidente, che è la prima cosa che ha tenuto a sottolineare appena eletta. Poi, più recentemente, attraverso il nome proprio ed anche questo è significativo perché nominare le donne, che siano donne che hanno ruoli importanti o donne che vengono uccise per femminicidio con il nome proprio (solo le donne) è qualcosa che tante come me combattono. Spesso anche quando sono nominate insieme ad un uomo, un esempio classico è ‘Samantha e Luca Parmitano’, declassificando cosi la donna ad un ruolo inferiore, meno meritorio. Per non parlare dell’epiteto di cui ha fatto una bandiera.

Ma non è solo questione di linguaggio, il suo Governo per le donne non ha fatto nulla, anzi sta cancellando diritti cosi come sta cancellando a picconate la 194.

Non tutte le donne hanno vinto, certo, perché ha perso Emma Bonino che già nella notte elettorale è stata bersagliata anche da bruttissimi meme vendicativi.

Ci sarebbe anche un’altra donna che esce vittoriosa dalle elezioni, questa volta a livello europeo, ed è Ursula von der Leyen, perché in qualche modo già si prevede che in Europa prevarrà la cosiddetta ‘maggioranza Ursula’.

Certo, resta comunque un fatto significativo, su cui riflettere, il fatto che i primi due partiti in Italia abbiano delle leader che ora si sono ulteriormente rafforzate. Non era mai successo nella storia della nostra Repubblica, anzi sarebbe stato impensabile qualche decennio fa, quando la voce delle donne, tramite il movimento femminista, ha cominciato a farsi sentire. È qualcosa a cui ad un primo approccio potremmo guardare con soddisfazione e che speriamo sia di sprone per tante altre donne ad impegnarsi con decisione in politica.

Però per chi ha uno sguardo attento ai diritti, delle donne ma non solo, è anche vero che non è sufficiente essere donna per essere portatrici di idee e programmi in sostegno alle donne, specie se queste non riconoscono di aver potuto assurgere a quel ruolo grazie alle battaglie delle donne dei decenni trascorsi. Battaglie difficili perché sono state contrastate da sessismo e misoginia, da una cultura collettiva che è stata portatrice di denigrazione, di violenza, di sopraffazione anche attraverso l’uso del loro corpo, ma che nonostante ciò hanno portato ad enormi passi avanti, nonostante ciò abbiano ottenuto l’abolizione di leggi obsolete e patriarcali.

Tale cultura collettiva, se è particolarmente presente a destra (il berlusconismo ha contribuito tantissimo) è ahimè presente anche a sinistra. E di questo ne parlo nel mio libro E fattela una risata. Passi avanti che si accompagnano a poderosi passi indietro nell’immaginario, nella comunicazione, nella visibilità. Anche perché le donne in politica, specie quelle di sinistra, devono fare i conti anche con l’essere denigrate per motivi non attinenti alla loro attività politica.

Questa cultura però sopravvive più forte che mai nel partito e nella maggioranza guidati da Meloni che ora potrà procedere ancora più decisa nel condurre il backlash. La speranza è che le donne, che l’hanno votata orgogliosamente, lo comprendano.

Certo resta l’amaro in bocca, anzi si consolida l’amarezza, già presente dal settembre 2022, di aver tanto lottato per avere donne in ruoli importanti, nel renderci conto che le opportunità per cui abbiamo lottato siano state colte da una donna, che non solo disconosce queste lotte ma anzi le deride e le umilia, con le parole e con i fatti.

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