Ma davvero ci vogliamo meravigliare di quello che è successo al Visconti di Roma, insomma, della lista compilata da alcuni ragazzi sui corpi di alcune compagne?
Mi sarei meravigliata se fosse successo negli anni 70, questo sì. Io ho fatto il liceo alla fine degli anni 70 e vi assicuro che una cosa del genere non sarebbe mai successa o potuta succedere. E non perché fossimo più puritani/e o perché non fossimo sessualmente liberi e libere. Lo spiego soprattutto alle giovani, anche se negli anni 70 non avevamo ancora la legge contro lo stupro e stavamo ancora assimilando la nuova legge secondo la quale il padre non era più il capofamiglia, noi ragazze eravamo molto più rispettate di quanto succede oggi, pur sentendoci già libere, anche con riguardo alla sessualità e pretendevamo di essere rispettate.
E poi, il corpo delle donne era molto più rispettato, non oltraggiato da pubblicità sessiste, da messaggi sessisti di ogni tipo, dai meme sessisti.
Per carità non voglio negare i passi avanti enormi che sono stati fatti da allora su tanti aspetti relativi alle pari opportunità, ed anche legislativi, però allora eravamo in un periodo quasi magico per le donne, si andava avanti senza tornare indietro, non c’erano più le rappresentazioni delle donne oppressive ben mostrate dalle pubblicità degli anni 50 e non erano ancora cominciate quelle che sarebbero arrivate molto presto con la nascita delle TV commerciali e il berlusconismo negli anni 80 e 90. Parlo di rappresentazioni non perché siano più importanti della realtà ma perché appunto la rappresentano e a volte la modificano. Dietro le rappresentazioni delle casalinghe degli anni 50 c’era un racconto della realtà. Oggi le rappresentazioni modificano la realtà. A forza di vedere pezzi di corpi di donne, di ridere sul corpo delle donne, di ridere in generale sulle donne siamo arrivati allo sdoganamento più becero. E se la mia generazione ha fatto tanto per combattere lo stereotipo della donna troia e del maschio conquistatore, per lavorare per mostrare l’iniquità del doppio standard, oggi è considerato quasi normale. Non ci sarebbe bisogno di vedere una serie televisiva (come la bella Ni una màs) per renderci conto di come le stesse ragazze usino parole come troia verso le coetanee ma tendano quasi ad assolvere anche chi forza il consenso.
Quindi no, purtroppo non mi stupisco di quel che è successo al Visconti e mi aspetto anche di peggio, in questo spaventoso backlash che stiamo vivendo.
Di tutto ciò parlo anche nel mio libro appena uscito E fattela una risata.

Lascia un commento