Da quando è cominciata la protesta dei trattori mi sono trovata a scoprire l’esistenza di una serie di stereotipi e pregiudizi sulla protesta e sull’agricoltura e una grande mancanza di conoscenza delle problematiche legate al settore primario. Colpa nostra forse che in questi ultimi decenni non abbiamo avuto la capacità di comunicare il nostro malessere e le ripercussioni dei problemi del settore su chi consuma e ci siamo affidati ad organizzazioni di categoria che da decenni non fanno più il nostro interesse.
Le problematiche cambiano moltissimo in base ai sotto settori e alla localizzazione geografica m una cosa accomuna l’agricoltura: è l’unico settore in cui può succedere di lavorare un anno intero e poi perdere non solo la possibilità di avere un guadagno ma anche rimetterci le spese, a causa dell’andamento climatico. In altri settori ci possono essere eventi una tantum, come una pandemia, che causano improvvisamente danni anche enormi, ma noi agricoltori questo rischio lo viviamo tutti gli anni e per tutto l’anno.
I prezzi di frutta e verdura aumentano, perché gli agricoltori si lamentano?
Perché degli aumenti non ne beneficiano gli agricoltori ma commercianti, trasportatori, grossisti, industrie di trasformazione, distribuzione grande e piccola.
Nel 1980 un caffè al bar costava 250 lire, un chilo di grano 300 lire. Oggi un caffè al bar costa mediamente 1,10 euro, un chilo di grano 0,37 euro.
Se non escono a essere produttivi si devono riconvertire professionalmente oppure cambiare lavoro.
Bene, se nessuno agricoltore è produttivo, cosa mangiamo?
Se non riescono ad avere un reddito sufficiente devono aumentare le superfici e la meccanizzazione.
E dove dovrebbero prendere il capitale per aumentare le superfici e la meccanizzazione se a malapena riescono a sopravvivere?
Gli agricoltori spendono troppi soldi in macchinari.
Ma non dicevano che dovrebbero spenderne di più?
Gli agricoltori ricevono troppi soldi dall’UE da spendere in macchinari.
Per certi versi è vero ma è un meccanismo perverso. Se vogliono avere sostegno devono fare cambiali in macchinari. È un finto sostegno all’agricoltura ma un reale sostegno all’industria che produce macchinari e al terziario bancario/assicurativo perché le cambiali per i trattori si fanno pagando finanziamenti e assicurazioni.
Le piccole aziende sono pochissime, la protesta è manovrata dalle grandi aziende agricole.
La superficie agricola utilizzata dall’agricoltura in Italia è di circa 12,8 milioni di ettari, con una dimensione media di 8,4 ettari. Vi sembrano grandi aziende?
Il settore agricolo rappresenta solo il 2-3% del PIL quindi il suo peso economico non è importante.
Questo la dice lunga su quanto poco valgano i prodotti agricoli visto che una restante grande parte (stimata sul 13%) va alla distribuzione e una grossissima fetta all’industria alimentare (terziario connesso alla commercializzazione e secondario connesso all’agroalimentare raggiungono almeno il 30% del PIL, e c’è da considerare poi il valore delle esportazioni).
Gli agricoltori producono beni ma chi ci guadagnano sono servizi e industria.
L’agricoltura italiana è il settore che beneficia maggiormente dei finanziamenti dell’UE, con i soldi dei contribuenti
Preferirei non ricevere un euro dall’UE ma che i miei prodotti non siano sottopagati e in caso di cattivi raccolti o crolli ulteriori dei prezzi pagati sottocosto.
I contribuenti/consumatori dovrebbero invece arrabbiarsi perché il costo del pane o della pasta è 10 volte quello del grano che serve per produrli perché il sostegno ricevuto dagli agricoltori dovrebbe compensare i bassi prezzi che dovrebbero essere a beneficio di chi consuma.
Gli agricoltori non pagano le tasse e hanno la pensione gratis
La pensione, che ammonta a una cifra tra 400-500 euro al mese, viene ricevuta dopo aver pagato contributi per anni, come tutti.
Pagano le tasse, in base ai redditi catastali dei terreni.
Gli agricoltori sfruttano in nero la manodopera.
Vero, c’è chi lo fa, come in edilizia (7%), nell’industria (8%), nel commercio (11%), nell’alloggio e ristorazione (8%) e nel lavoro domestico dove la percentuale è quasi del 30%. Ma quello dell’agricoltura (7%) chissà perché fa più impressione.
Gli agricoltori sono contro la pratica del mettere i terreni a riposo, cioè a maggese.
In agricoltura si sono sempre fatte le rotazioni delle culture e si sono sempre lasciati terreni a maggese. Non è la pratica del maggese che non è gradita ma non poter fare le scelte migliori secondo la sapienza contadina e le informazioni agronomiche, adattate al tipo di coltura, alle esigenze climatiche stagionali e alla localizzazione geografica.
Gli agricoltori vogliono usare troppi pesticidi!
Ci piacerebbe eliminare del tutto i fitofarmaci ma chi consuma sarebbe disposto a pagare almeno il doppio i prodotti?
Ci chiedono di ridurne l’uso ma non ci pagano il biologico, ci chiedono di ridurne l’uso ma importiamo prodotti che ne sono carichi e su cui non si fanno analisi.
La transizione ecologica è necessaria ma richiede tempo anche per ridistribuire i costi. Se improvvisamente coltivassimo solo biologico, la produzione scenderebbe drasticamente al punto che dovremmo importare di più da Paesi dove si usano molto di più i fitofarmaci, dove non ci sono regole, dove si usano prodotti molto più forti anche perché di concezione antica.
In Italia le normative sull’utilizzo di fitofarmaci sono molto più stringenti anche degli altri Paesi europei nell’ambito di una normativa europea già severa.
Gli agricoltori usano troppi fertilizzanti!
Faccio sempre l’esempio del grano: ci dicono che dobbiamo ridurre i fertilizzanti però l’industria fa credere che il grano con tante proteine sia più buono e la pasta venga migliore. Ma per fare grano con tante proteine ci vuole tanto fertilizzante. Fare grano con meno proteine sarebbe bello, meno proteine vuol dire meno glutine, ma i pastifici ahimè la semola con tante proteine la amano perché la lavorano a costi inferiori e se il nostro grano non ha abbastanza proteine preferiscono quello estero (anche se carico di contaminanti).
Gli agricoltori negano il cambiamento climatico.
No, lo vedono eccome e ne sono terrorizzati. Gli alberi da frutto stanno già fiorendo in questo assurdo inverno (uguale al precedente) e i terreni sono asciutti. E qui nel Tavoliere delle Puglie siamo in siccità già a febbraio. La prima cosa che facciamo quando ci svegliamo al mattino è guardare il meteo.
Basta con il mito della sovranità alimentare!
Sovranità alimentare non è autarchia. Non è patriottismo ma tutela della biodiversità, connessione tra cibo e territorio, specializzazione della produzione, produzione in modo equilibrato, consumare i prodotti dove crescono naturalmente, consumarli nella stagione in cui si coltiva dove lo si consuma, mangiare cibo che non passa mesi nelle stive delle navi o frutta che viene raccolta acerba perché possa reggere il trasporto! Ancora, significa realizzare politiche agricole adatte ai singoli territori, significa lasciare a chi coltiva il libero uso delle sementi.
Il concetto di Sovranità alimentare non l’ha inventato Lollobrigida ma Vandana Shiva. Il Made in Italy di Lollobrigida e dei sovranisti è relativo invece all’ultima trasformazione, non alle materie prime.
Gli agricoltori combattono la farina di insetti
Caso mai ci si ironizza, sappiamo bene che è un prodotto di nicchia che non fa nessuna concorrenza alla farina di grano. Un chilo di farina di insetti costa 70 euro! E ricordiamo bene il vino fatto dai nostri padri, con api e vespe che finivano nel tino!
Gli agricoltori combattono la carne sintetica
Come sopra, è un alimento costoso e di nicchia. Chi vuole mangiarla, la mangi! Si è enfatizzato su carne sintetica e farina di insetti per distrarre dalle vere richieste!
Gli agricoltori sono tutti di destra e sono sostenuti dal Governo.
Gli agricoltori hanno teste diverse, chi è di destra, chi di sinistra, chi da anni non si riconosce in nessun partito.
Il Governo li sostiene? Caso mai li strumentalizza a fini elettorali.
Le associazioni di categoria (Coldiretti, Confagricoltura, Cia) sono lobby potenti.
Sì, ma ormai sono diventate associazioni funzionali solo a se stesse (Coldiretti in primis), gli agricoltori non vi si riconoscono più ma devono continuare a pagare le quote associative perché sono intermediari necessari per accedere ai contributi UE.
Gli agricoltori distruggono il territorio
No, cercano di salvarlo. Sono i custodi del territorio che, soprattutto in alcune zone del Paese, proteggono, coltivandolo, dagli eventi atmosferici che provocano frane e inondazioni.
Non è vero che i giovani non vogliono fare più gli agricoltori o i braccianti. Non vogliono fare i braccianti perché non vengono pagati onestamente.
Invece è vero ahimè, i giovani non vogliono fare più gli agricoltori perché è una vita dura, rischiosa, senza una remunerazione idonea. E tantomeno i giovani italiani vogliono fare i braccianti stagionali, anche per paghe giuste. Da qualche anno è sempre più difficile trovare manodopera stagionale.
Gli agricoltori sono stati accontentati dal Governo
No, il Governo italiano e l’UE hanno concesso delle misure palliative, alcune delle quali, come il taglio dell’IRPEF, lo stesso Governo aveva tolto due mesi fa, ma nessuna di quelle veramente importanti per rendere il lavoro agricolo autodeterminato.
Gli agricoltori combattono per i loro interessi
Avere norme severe e sopratutto controlli sui prodotti importati è di fondamentale importanza per chi consuma quindi la battaglia degli agricoltori è a beneficio di tutta la popolazione. Gli interessi sono comuni.
Ah, come si può vedere dalla foto esistono anche le agricoltore!

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