Social, giornalismo, recensioni, valutazioni, shitstorm

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Dove si mettono insieme alcune vicende che hanno tenuto banco in questi giorni e si riflette sul ruolo dei social.


Innanzitutto bisogna ribadire che finalmente ieri è uscito il video integrale del discorso di Cortellesi alla Luiss, dopodiché solo alcune persone, delle tante che l’hanno insultata, non hanno avuto la capacità di ammettere che giudicare senza conoscere contesto e frasi corrette era sbagliato. Non che le frasi come riportate dalla stampa fossero così pazzesche ma come io e tante/i avevamo immaginato, quelle reali erano molto più puntuali, circostanziate e, appunto, contestualizzate.

Qui c’è il video integrale del discorso di Cortellesi.

Queste invece le frasi decontestualizzate e sbagliate: “Perché il principe ha bisogno di una scarpetta per riconoscerla, non poteva guardarla in faccia?”, “Biancaneve faceva la colf ai sette nani”, “Siamo sicuri che se Biancaneve fosse stata una cozza il cacciatore l’avrebbe salvata lo stesso?

Precisato questo, desidero parlare d’altro, partendo da questa vicenda. Michele Serra oggi su Repubblica si chiede se sia così importante che il monologo sia stato criticato (ma aggiungo io, anche difeso) sui social e alla fin fine se sia così importante cosa pensa e scrive la gente sui social. In fin dei conti lui fa la difesa del giornalismo, ma, vorrei fargli notare, non è stato proprio il giornale per cui scrive (e al quale sono abbonata) insieme ad altri importanti quotidiani, a dare il là alle polemiche citando estrapolate le poche frasi che ho citato nel paragrafo precedente?

E non si dica che la gente sui social non legge gli articoli (cosa vera, per carità, visto che spesso giudica dai titoli) visto che in quegli articoli non si aggiungeva assolutamente niente per contestualizzare quelle frasi tra l’altro mal riportate e si facevano titoli acchiappa click!

Dunque un cattivo dibattito è stato mal condotto sui social ma alimentato dal ” cattivo giornalismo”. E la stessa cosa è successa per la recensione della pizzeria che purtroppo pare abbia portato al suicidio della titolare. I social hanno alimentato una shitstorm ma i giornali l’hanno, come dire, alimentata. Dove è finita la ricerca delle fonti? Non ha anche il giornalismo le sue colpe?

Di certo posso dire che abbiamo due schieramenti: quello di chi vive appieno i social e chi no. Ho condiviso con alcune amiche le mie riflessioni sulle critiche malfatte a Cortellesi e queste non ne sapevano assolutamente nulla e ho avuto l’impressione di vivere in un mondo parallelo perché loro non ne sapevano nulla mentre per me era la vicenda del giorno. E questa cosa mi ha turbato molto.

Mi piacerebbe sapere quantificare questi due gruppi della popolazione, mi piacerebbe riflettere su quale dei due comportamenti, cioè essere o no sui social, sia più corretto.

Certo, può esserci una certa strada: essere sui social in modo più consapevole. Essere sui social facendosi delle domande, andando alla ricerca delle fonti, non basandosi sul nulla o quasi, non esserci con l’unico desiderio di trovare delle vittime da bullizzare. Non arrogandosi, chi ha più potere di influenzare, il diritto di giudicare. Un/una giornalista o chi ha potere mediatico sui social, non dovrebbe giudicare ma informare.

Perché il rischio è che la battaglia per la verità o il diritto di difendere la propria opinione, anche quando basata sul nulla, si trasformi in bullismo.

E il rischio è forte perché anche persone molto autorevoli sono cadute in questi giorni nel tranello di giudicare le parole di Cortellesi in base al nulla o quasi.

Non ho delle risposte se non il dire che chi ha responsabilità, sia giornalista di un importante quotidiano o persona che ha seguito sui social, deve fare attenzione, molta attenzione e deve essere consapevole delle sue responsabilità e non scaricarle.

Non si può alimentare un dibattito riportando poche frasi ad effetto e fuori contesto, non si può giudicare e condannare scatenando shitstorm che portano critiche a chi non le merita o addirittura a provocare la disperazione di chi ne è vittima.

Che ci piaccia o no, quello che si scrive sui social penso però sia importante, dire che non lo sia vuol dire non riconoscere la realtà.

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