L’altro giorno mia figlia mi ha detto: devi scrivere qualcosa per il 25 novembre. Le ho risposto che scrivo ogni giorno sul tema del 25 novembre, e ho sempre pensato che il fatto che ci sia un giorno in particolare sia un po’ come un disimpegno per tutti gli altri giorni dell’anno.
Considero un po’ il 25 novembre come la fiera delle banalità: lo sbaffo rosso, le donne che non si picchiano neanche con un fiore, il proclamare che tutte le donne andrebbero trattate come la propria mamma. Un giorno in cui a vincere è quel sessismo benevolo che tanto detesto, che ricopre tutto come un velo e che ci impedisce di entrare nel merito del problema.
Nessuna vera battaglia può durare solo per un giorno.
Però non mi posso tirare indietro davanti a una richiesta di mia figlia, visto che solo diventata madre ho scoperto il mondo degli stereotipi che ingabbiano bambine e bambini, sono diventata editrice di libri per l’infanzia quando lei, bambina, non trovava in libreria i libri con protagoniste femminili, ho sentito il bisogno di operare nel volontariato per il contrasto alla violenza contro le donne quando le sue coetanee venivano uccise o violate o costrette in relazioni possessive, senza consapevolezza e, attraverso lei scoprivo le idee errate sulle relazioni delle sue coetanee.
Voglio ricordare alle ragazze l’importanza del consenso. Sì alle ragazze, perché stiamo scoprendo che spesso non riescono a dire di no. Prima che mi accusiate di colpevolizzarle, no, non lo sto facendo. Però è giusto che ogni ragazza conosca quali sono le forme di controllo da evitare dal primo appuntamento: non vuole che esca con le amiche, il rossetto va bene solo se esci con lui, ti legge il contapassi, i messaggi… E quando gli dici NO insiste, insiste e i tuoi NO devono diventare tanti.
Si discute su quali misure siano importanti. Io le voglio tutte: educazione a casa, a scuola e in ogni agenzia sociale. Pene severe e braccialetto elettronico. Contrasto al sessismo e agli stereotipi e codice rosso. Cambiamento culturale a tutto tondo a partire dalle pubblicità e a finire con messaggi terribili a volte lanciati da politici ed opinionisti, passando per una formazione seria delle forze dell’ordine.
Occorre tutto perché le forme di violenza (sessuale, fisica, verbale, psicologica, economica, mortale) maturano in contesti diverse e hanno alcune cause specifiche diverse oltre a quelle comuni quindi alcune misure come il braccialetto elettronico sono necessarie in alcuni casi (violenza fisica e verbale pregressa) ma assolutamente non ha senso parlarne per la violenza sessuale subita da sconosciuti.
Per prevenire ogni forma di violenza però è indispensabile il cambiamento culturale.
Questo 25 novembre è particolarmente doloroso. Non solo perché abbiamo Giulia, figlia di noi tutte, nel cuore ma anche perché, quello che speravamo fosse finalmente l’anno della presa di coscienza collettiva degli uomini si sta mostrando come il momento del più forte, violento, deciso, backlash maschile. A parte le poche eccezioni, qualcuna per fortuna nelle nostre case e qualcuna più autorevole che ci piace leggere da alcuni giorni siamo sommerse da dichiarazioni di uomini che si tirano fuori, si smarcano, non ci stanno a fare autocritica, non ci stanno neanche a smettere di ridere per la battuta sessista, figuriamoci chiedere all’amico di non farla. Stanno deridendo il femminismo, deridendoci quando accusiamo il patriarcato. Girano meme assurdi in cui gli uomini si proclamano senza colpe o ricordano le madri che hanno ucciso i figli dimenticando che il femminicidio è solo la punta dell’iceberg della violenza maschile contro le donne che include violenza fisica, verbale, psicologica, economica e poi la violenza sessuale. (Il 31% delle donne ha subito violenza fisica o sessuale, dati ISTAT). Molti femminicidi uccidono anche i figli. A volte li sconvolgono a vita perché uccidono la madre davanti ai loro occhi. Per ogni madre infanticida ci sono molti più padri che oltre alla moglie uccidono anche uno o più figli. Oppure uccidono solo i figli. In numeri assoluti i padri che uccidono sono il doppio ma chissà perché l’immaginario è colpito da quei pochi casi in cui a uccidere sono le madri. Forse perché fino a pochi decenni fa esisteva il delitto d’onore, lo jus corrigedi o la discriminazione fra uomo e donna per il “reato di adulterio”?
Lo so, è terribile questa discussione su chi uccide di più. Ma è importante perché stanno mettendo in discussione l’esistenza stessa di questa giornata.
Ed ecco un altro motivo per cui sto scrivendo: perché dobbiamo difendere questa giornata. Non tanto difenderne l’esistenza, ma il senso che è quello di ricordare che la violenza contro le donne è un fenomeno globale, persistente, che ha radici forti da sradicare e che richiede ogni strumento utile.
Uniamoci oggi a manifestare nelle strade la nostra rabbia, non in silenzio ma facendo rumore, tanto rumore. Sperando che tutti gli uomini la sentano, questa nostra rabbia.

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