Attiviamoci invece di disattivare

Published by

on

Possiamo scherzarci su quando vogliamo ma abbiamo un serio problema di analfabetizzazione digitale.

L’analfabetizzazione digitale, (strettamente collegata a quella funzionale) cosicché si parla di analfabetizzazione funzionale digitale, riguarda soprattutto la mia generazione, quella dei boomers, ma anche le successive. Solo per i nati in questo secolo va un po’ meglio. Secondo il rapporto OCSE del 2018 di tutta la popolazione italiana 15-65 anni solo il 37% era in grado di utilizzare Internet in maniera complessa e diversificata, l’Italia risultava 28° su 29 Paesi analizzati.

Un problema credo più grave anche di quanto lo sia stato l’analfabetismo perché lì c’era la consapevolezza dell’ignoranza che portava a non avere atteggiamenti di superiorità o presuntuosità.

Gli analfabeti digitali invece sono arroganti, anche perché spesso sono persone con titoli di studio, lauree incluse, che non accettano o non ammettono la loro ignoranza. Infatti se gli si fa presente che stanno diffondendo una fake news rispondono che “male non può fare aver condiviso” o “non si sa mai“.

Mi riferisco ovviamente alla bufala dello ‘sto disattivando’ nelle due varianti, che gira da quasi 10 anni e che ciclicamente riprende vigore. In questi giorni è accaduto perché Facebook ha cominciato a promuovere le utenze a pagamento, senza pubblicità.

Mi preoccupo per loro? Anche, perché facilmente rischiano di essere preda di inganni, qualcuno infatti pensa che la diffusione di questa bufala sia tutta una mossa per profilare i creduloni. E comunque se credono a questa crederanno a tante altre.

Ma mi preoccupo soprattutto per noi tutte e tutti perché credere alle bufale si riflette su tutta la nostra vita di comunità che va a fare la spesa, vota, insegna, educa. È stato grazie alla creduloneria che si è affermata la bufala del gender, ad esempio. Ricordate la sciocchezza diffusa secondo la quale l’OMS avrebbe avuto intenzione di promuovere la masturbazione infantile? E grazie alla quale piano piano alcune organizzazioni fondamentaliste hanno preso piede e convinto tanta parte della popolazione ad essere contraria all’educazione affettiva a scuola e che abbiamo un problema con il gender!

Ma perché questa sciocchezza del ‘io mi disconnetto’ ha avuto e sta avendo tanto successo? Non lo so, mi piacerebbe capirlo, forse la gente ha paura dei social. Ma se è così perché non informarsi per farne un uso intelligente? O ha paura della perdita della privacy, che però non si rende conto di compromettere ogni giorno in mille modi. Perché non pensarci, prima di condividere foto e pensieri, che in quel momento li stiamo rendendo pubblici! Facebook non è ‘un ente pubblico’ come si dice nella bufala, ma tutto quello che pubblichiamo è pubblico.

Perché non leggere, quanto meno. E lasciarsi quanto meno insospettire dall’italiano precario, chiedersi chi siano Larry o Tim Barker, come farebbe Facebook ad accedere al nostro conto corrente… forse erano più credibili i gattini bonsai di 30 anni fa!

Capisco che i nuovi media possano destabilizzare: ho sentito raccontare dai miei genitori che quando nelle case arrivò la televisione le persone anziane rispondevano al ‘buonasera’ delle signorine buonasera e gli uomini si toglievano il cappello, credendo che li sentissero, ma Facebook ormai è nella nostra vita da molti anni!

Non si tratta comunque solo di Facebook, ma in generale di saper valutare le fonti, saper separare la buona informazione da quella manipolatoria, non soffermarsi ai titoli, non condividere informazioni di cui non si è assolutamente certi. Perché le cattive informazioni ci fanno male e fanno il gioco di chi vuole manipolarci.

Me ne sono convinta trent’anni fa e continuo a pensare che la comunicazione online sia una grande opportunità ma proprio perché ci rende al contempo soggetti che ricevono notizie e soggetti che danno notizie ci dà una responsabilità molto maggiore.

Lascia un commento

Scopri di più da L A P I Z Z I C A L L A N T E

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere