“Prima la violenza poi il giudizio”, ahimè, è quello che ha fatto Nunzia De Girolamo.
Qualche commento sulla terribile puntata di Avanti Popolo in cui Nunzia De Girolamo intervista la giovane donna vittima delle stupro di gruppo di Palermo.
Forse per cercare di recuperare il bassissimo share della trasmissione (una delle tante del nuovo corso della RAI), il 31 ottobre scorso Nunzia De Girolamo ha ospitato nel suo programma Asia, la giovanissima vittima (appena maggiorenne) dello stupro di gruppo avvenuto questa estate a Palermo.
Non avevo mai visto la trasmissione ma, dopo averne sentito parlare, stamattina ho deciso di visionarla: 28 minuti che mi hanno gelata.
La prima cosa che ho notato con fastidio è l’atteggiamento della conduttrice che non pare una giornalista ma un’attrice. La sua postura, i gesti, il tono di voce, l’atteggiamento verso la ragazza sono falsi, costruiti, tendenti a creare quel clima non giornalistico ma di voyeurismo, tipico della peggiore tv spazzatura.
Terribili le domande rivolte ad Asia: Tu che cosa cerchi in un uomo? Perché ti eri legata a lui, perchè ti fidavi di lui? Che ruolo ha avuto Angelo? (cioè quello tra gli stupratori che lei conosceva)
Qual è il senso di queste domande? Che importanza hanno?
Ma già mentre l’intervista appare terribile, arriva il peggio: i cartelli con le frasi insultanti che le sono state rivolte sui social e poi ancora le interviste fatte nelle strade di Palermo alla gente comune per chiedere cosa ne pensassero della vicenda e del comportamento della ragazza. Perché dar voce a questa gente? Sappiamo bene che esiste la cultura dello stupro ma perché alimentarla durante una trasmissione televisiva di una delle reti del servizio pubblico?
De Girolamo dice ad Asia che è stata vittima della vittimizzazione secondaria mentre sta praticando lei stessa vittimizzazione secondaria nei suoi confronti!
Giustamente, giornaliste e giornalisti, scrittrici e scrittori, operatrici e operatori dell’informazione e dello spettacolo, attiviste e attivisti scrivono alla presidente Soldi e al Cda una lettera aperta in cui fanno presente che sono state: “ignorate le policy di genere, il Manifesto di Venezia, la Convenzione di Istanbul, nonché le voci di associazioni, movimenti e sopravvissute”.
Come è già successo in passato, fa rabbia che mente ci sono professioniste e professionisti che si occupano della violenza contro le donne con competenza, capacità, riflessioni poi debbano essere date in pasto al grande pubblico certe trasmissioni che distruggono il lavoro di tante. Se proprio l’intervista doveva essere fatta, sarebbe stato utile consultarle.

Lascia un commento