Prima di aprirlo mi sono chiesta se ne avesse senso. Un blog può parere una cosa antica, a tempi dei social. Ma io antica lo sono, avendo cominciato ad occuparmi di comunicazione online dagli anni Novanta. Anzi no, da prima, visto che a fine anni Ottanta lavoravo in una società che gestiva una delle prime reti telematiche in Italia e tra le altre attività fui incaricata di testare un nuovo software appena arrivato dall’IBM Usa chiamato Screen Mail, in pratica un antenato della Posta Elettronica.
Ma è stato a metà degli anni Novanta che ho cominciato realmente a navigare ed allora veramente ci si perdeva. Internet era più piccolo, molto più piccolo, e trovare informazioni non era facile e non era detto che si riuscisse a trovarle, però era diversificato, la rete era veramente una rete fatta di migliaia di maglie, partivi da un luogo e non sapevi dove saresti arrivata. In questo mare c’erano le pagine personali, poi diventate blog, poi soppiantati dai social.
I social a un certo punto sono parsi più semplici, non bisognava crearli, gestirli, aggiornarli… bastava iscriversi. E a un certo punto non eri più connessa solo con un gruppo ristretto ma con tanta gente. Finché non abbiamo capito che ci si stava stretti/e.
Sin dall’inizio ho amato la comunicazione online, la possibilità che offre oltre il ricevere le informazioni, insomma la sua circolarità. Eravamo noi a decidere cosa comunicare, a chi comunicare e in che modo, però col passare degli anni è sempre stato meno così e negli ultimi tempi la cosa è peggiorata molto. Su Facebook ormai sulla mia bacheca trovo ben pochi post dei miei amici e delle mie amiche ma tanti contenuti pubblicitari e altri che non mi interessano, sembra che gli algoritmi che prima erano utili al mio desiderio di ottenere informazioni ormai vogliano impormi un certo tipo di informazioni. Insomma è cambiato l’obiettivo degli algoritmi.
E poi, nel corso del tempo la comunicazione è diventata sempre più una contrapposizione. La pandemia sicuramente ha influenzato tantissimo l’aumentare delle contrapposizioni sicché oggi su qualsiasi argomento, anche più banale, si finisce per dover litigare. Ogni discussione si infiamma! esiste solo il bianco e il nero, il pro o il contro, ossia o con la Russia o con l’Ucraina o con Israele o con la Palestina e questo avviene anche per i temi più futili.
Dunque un blog, perché sono stanca di litigare sui social, o di restare in silenzio e sopportare. E quindi mi sono scelta uno spazio mio dove magari potersi confrontare in modo pacifico, come sempre dovrebbe essere. Se condividete questa idea siete i benvenuti e le benvenute e vi prego di seguire questo spazio, sentendolo anche vostro.

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